Bosnia-Erzegovina: il sistema elettorale e le elezioni generali del 3 ottobre 2010

di Daniela Lai

Il 3 ottobre scorso si sono svolte le elezioni in Bosnia-Erzegovina. L’avvenimento può rappresentare lo spunto per un’analisi del suo complicato e criticato sistema elettorale, oltre che per saggiare l’umore politico di un paese che, a 15 anni dalla fine della guerra, affronta il lungo percorso verso l’integrazione nell’Unione Europea.

Gli Accordi di Dayton del 1995, oltre a segnare la fine della guerra in Bosnia, contenevano precise disposizioni sull’assetto politico della nuova Bosnia-Erzegovina (BiH). Una sezione intera del documento (Annex 3) venne dedicata proprio alle elezioni: i diritti democratici basilari quali il suffragio universale, il voto segreto, la libertà di espressione, di associazione e di stampa furono così garantiti. Una Commissione elettorale provvisoria, presieduta dal Capo della missione Osce in Bosnia, fu incaricata di stabilire, in accordo con questi principi, una serie di norme e regole che avrebbero permesso lo svolgimento delle prime elezioni nel 1996. La Commissione continuò a regolare lo svolgimento delle consultazioni fino all’adozione di una vera e propria legge elettorale, che fu approvata dal Parlamento della BiH solo nel 2001. La nuova legge, tuttavia, non trasformò in modo sostanziale il sistema elettorale utilizzato già nelle prime consultazioni sotto l’autorità della Commissione provvisoria. Si tratta nello specifico di un sistema proporzionale su base etnica, il cui obiettivo principale è garantire a ciascuno dei popoli costituenti della Bosnia-Erzegovina (bosgnacchi, serbi e croati) una rappresentanza equa nelle istituzioni politiche.

Per quanto concerne gli organi nello specifico, la presidenza della BiH è composta da un rappresentante di ognuna delle tre comunità. Il rappresentante serbo viene eletto nell’entità serba della BiH, la Republika Srpska, mentre quello bosgnacco e quello croato sono eletti all’interno della Federazione di Bosnia ed Erzegovina, l’entità croato-musulmana. A sua volta, la camera alta del parlamento bosniaco, chiamata House of Peoples, è composta da 15 delegati, 5 per ogni gruppo nazionale, scelti dai rappresentanti dei rispettivi gruppi negli organi legislativi delle entità. La House of Representatives è invece composta da 42 rappresentanti eletti con sistema proporzionale nelle due entità (28 nella Federazione e 14 nella Republika Srpska).

Il sistema tende perciò a dividere l’elettorato e i partiti sulla base del gruppo nazionale di appartenenza, con conseguenze importanti sulla vita politica del paese. Il caso più eclatante è quello dell’elezione della presidenza: essendo i tre posti riservati, secondo la Costituzione, a un bosgnacco, un croato e un serbo, i cittadini della Bosnia-Erzegovina appartenenti a minoranze di altri gruppi etnici ne sono automaticamente esclusi. Due cittadini bosniaci, Dervo Sejdic e Jakob Finci, di origine rispettivamente rom ed ebraica, hanno portato il caso di fronte alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che nel dicembre 2009 ha determinato che ciò costituisce una violazione della Convenzione europea sui diritti umani. Inoltre, i cittadini croati e bosgnacchi residenti nella Republika Srpska, così come i serbi nella Federazione, non hanno la possibilità di votare per un candidato appartenente al proprio gruppo nazionale. Poiché la selezione dei membri della House of Peoples è basata sullo stesso principio, ne consegue che i bosniaci appartenenti a minoranze etniche possono ambire ad eleggere propri rappresentanti, a livello nazionale, solo nella House of Representatives.

Al di là delle problematiche connesse alle minoranze, l’irrigidimento della competizione politica all’interno di uno schema etnico è l’altra principale conseguenza della configurazione istituzionale e del sistema elettorale bosniaco. I maggiori partiti politici afferiscono ognuno ad un gruppo nazionale particolare e non competono tra loro ma con i partiti minori o di opposizione della propria etnia. La competizione politica si svolge pertanto all’interno di un’arena ristretta, che favorisce l’emergere di posizioni nazionaliste. La necessità di proteggersi dagli eventuali attacchi degli altri gruppi nazionali spinge gli elettori ad optare per partiti che promettono di difendere con forza gli interessi della propria etnia. Le formazioni politiche moderate e quelle che cercano di rivolgersi ad un elettorato multietnico sono perciò svantaggiate, soffocando anche eventuali spinte innovatrici provenienti dalla società civile.

Gli elementi evidenziati nella sezione precedente possono essere ritrovati pressoché immutati nell’ultima consultazione di ottobre. Il rappresentante bosgnacco alla presidenza sarà Bakir Izetbegović, figlio di Alija Izetbegović, presidente bosniaco durante la guerra e in seguito anch’egli membro della presidenza tripartita, del Partito di Azione Democratica (SDA). Željko Komšić, del Partito Socialdemocratico (SDP) è stato invece eletto per rappresentare la comunità croata, avendo sconfitto la candidata dell’Unione Democratica Croata (HDZ), Borjana Krišto. Per quanto riguarda la Republika Srpska, Nebojša Radmanović dell’Unione dei Socialdemocratici Indipendenti (SNSD) ha riportato il maggior numero di voti. SDP, SDA e SNSD hanno anche riportato il maggior numero di voti nella consultazione legislativa, ottenendo rispettivamente 8, 7 e 8 seggi nella House of Representatives. Sebbene i partiti politici risultati vincitori siano comunque l’espressione del clima politico teso che permane in Bosnia-Erzegovina sin dalla fine della guerra, essi non rappresentano tuttavia le posizioni di un nazionalismo estremo. Allo stesso tempo, la società civile non appare pienamente coinvolta dal processo elettorale, come dimostrato dall’alto tasso di astensionismo (solo il 54% degli elettori si è recato alle urne). Inoltre, a più di un mese dalle elezioni, i partiti vincitori sono ancora alle prese con le delicate trattative per la formazione di un nuovo governo, un percorso che potrebbe protrarsi fino all’inizio della primavera. Il nodo principale riguarda l’eventualità di una coalizione tra il maggiore partito della Federazione, l’SDP, e l’SNSD della Republika Srpska.

Determinare e analizzare l’esito delle elezioni in Bosnia-Erzegovina è intrinsecamente complicato per ragioni istituzionali e politico-elettorali. Sebbene un’azione politica decisa sia al momento impossibile per l’assenza di un nuovo esecutivo che possa portarla avanti, sarebbe proprio ciò di cui la BiH avrebbe bisogno in questo frangente, per avviare la ripresa economica e accelerare il processo di adesione all’Unione Europea. Resta da chiedersi se all’interno delle nuove priorità politiche della Bosnia non sia da inscrivere anche la riforma del sistema elettorale e di parte dell’assetto istituzionale, che paiono al momento ostacolare l’emergere di forze innovative dalla società.

 

Fonti

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4 risposte a Bosnia-Erzegovina: il sistema elettorale e le elezioni generali del 3 ottobre 2010

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  2. A8mani ha detto:

    Ottimo articolo! E blog molto interessante!

    La BiH è complessa, ha un’architettura istituzionale estremamente fragile e dispendiosa. Assorbe una percentuale altissima delle risorse (scarse) a disposizione dello Stato. Tutto questo si riflette sulla vita quotidiana, nelle parole della gente.
    Noi siamo 4 serviziocivilisti a Prijedor (BiH) e Peja/Pec (Ks). Sul nostro blog, BalcaniA8Mani, cerchiamo di catturare sensazioni e racconti di vita dalla regione balcanica, quello che ci colpisce e non ci lascia indifferenti.

    Se interessa: http://sguardibalcanici.wordpress.com

    Ancora un in bocca al lupo e buon lavoro. Non mancheremo di leggere le vostre prossime uscite.

    • jointhewip ha detto:

      Ciao ragazzi, grazie per il commento. Non può che farci piacere il trovare l’approvazione di persone che vivono e lavorano lì sul posto, come voi. Sulla complessità della BiH, in effetti, non c’è dubbio. Forse è proprio questo che, purtroppo, la rende una realtà così poco conosciuta. Speriamo, quindi, di aver fatto un po’ di luce su un paese tanto difficile quanto affascinante.
      E complimenti anche a voi per il vostro blog e soprattutto per la vostra esperienza!

  3. daniwip ha detto:

    Grazie anche da parte mia, mi ha fatto molto piacere ricevere il vostro commento! Per quanto mi riguarda, il modo in cui la complessità della situazione bosniaca si riflette nella vita quotidiana della gente, nelle relazioni sociali, è uno degli aspetti che più mi affascina di questo paese.
    Mi pare che nel vostro blog riusciate ad evidenziare proprio questo. L’ho spulciato con molto interesse, tanto più che tra qualche mese parto per la BiH per fare ricerche per la tesi. Se capito da quelle parti vi faccio un fischio!

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