Denuclearizzare il Medio Oriente: un’utopia?

di Roberta Mulas

I premi nobel per la pace si sono riuniti dal 12 al 14 novembre a Hiroshima per ricordare i pericoli del nucleare e sostenere il completo disarmo atomico. Alla vigilia del passaggio al senato statunitense per la ratifica del nuovo Strategic Arms Reduction Treaty (START), questa è stata una delle poche iniziative in ambito nucleare degli ultimi mesi. Sembra, infatti, che quella parabola incominciata con l’elezione del presidente Obama sia giunta alla fine o almeno abbia subito una brusca interruzione. Obama aveva fatto storici passi nel campo nucleare, aggiungendo la sua voce alle tante che da anni invocano l’eliminazione delle armi atomiche. A far ben sperare non era solo il suo appoggio per il ritorno degli Stati Uniti al multilateralismo, ma anche gli obiettivi raggiunti nei mesi successivi: la firma del nuovo START per la riduzione degli arsenali statunitense e russo, una Nuclear Posture Review che restringeva il campo operativo delle armi di Washington e l’organizzazione di un summit sulla sicurezza nucleare. Nel celebre discorso del Cairo, Obama era arrivato a toccare un tema molto sentito dai paesi arabi: l’arsenale nucleare israeliano. Dopo aver «fortemente affermato l’impegno dell’America ad andare verso un mondo in cui nessuna nazione detiene armi nucleari», Obama aveva sostenuto di comprendere le lamentele di chi considera ingiusto che ad alcuni stati sia permesso di possedere l’atomica, proibita ai più.

Questo doppio standard è stato ampiamente criticato, in modo particolare nella regione mediorientale, dove Israele è considerato l’unico stato militarmente nuclearizzato e si ritiene che abbia prodotto materiale fissile per un numero di testate che va dalle 100 alle 300. Tale incertezza deriva dal fatto che Tel Aviv non ha mai apertamente dichiarato di aver sviluppato armamenti atomici, mantenendo una politica di cosiddetta opacità.

Un passo in avanti nella risoluzione di tale contraddizione è stato fatto in occasione della Conferenza di riesame del Nuclear Non-Proliferation Treaty (NPT) di quest’anno. In quella sede è stato deciso di portare avanti il progetto di un Medio Oriente libero da armi di distruzione di massa, un obiettivo da lungo tempo invocato dal Movimento dei Non Allineati e specialmente dai paesi della regione.

Fin dal 1974, infatti, una risoluzione in favore del disarmo sponsorizzata da Egitto e Iran ottiene ogni anno un voto unanime all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Nel 1990, poi, su proposta del presidente egiziano Mubarak, è stata lanciata l’idea di una zona libera da tutte le armi di distruzione di massa (weapons of mass destruction) (WMD). Questo rispondeva non solo alle preoccupazioni per il nucleare israeliano, ma anche ai timori per la crescente diffusione di armi chimiche e biologiche e per il loro utilizzo da parte dell’Iraq.

Nel 1995 l’iniziativa venne portata avanti alla conferenza di riesame del NPT, che in quella occasione doveva anche decidere in merito all’estensione del trattato. Essa è stata osteggiata dai paesi arabi, che hanno legato il loro voto positivo all’inclusione nel documento finale della zona libera da WMD in Medio Oriente. Lamentavano, infatti, che Israele stesse beneficiando della loro rinuncia ad ambizioni nucleari, trovandosi ad essere l’unico paese della regione in possesso di armi atomiche, e per giunta, fuori dai vincoli legali del NPT.

La risoluzione sul Medio Oriente, negoziata nei momenti finali della conferenza, ha permesso di ottenere il sostegno arabo e quindi di raggiungere l’accordo globale per l’estensione, un importantissimo risultato per il regime di non proliferazione. Pur non nominando Israele direttamente, la risoluzione fa appello a tutti gli stati della regione perché aderiscano al trattato e si sottopongano alle salvaguardie International Atomic Energy Agency (IAEA). Inoltre, richiede che tutti gli interessati lavorino per costituire la zona libera da WMD ed esige che i paesi dotati di armi nucleari diano il loro appoggio, con una responsabilità particolare di Stati Uniti, Gran Bretagna e Russia, co-sponsor della risoluzione.

Nell’assenza di progressi concreti in questi quindici anni, i paesi arabi hanno chiarito che avrebbero potuto mettere in discussione la loro partecipazione al regime di non proliferazione se non fosse stato fatto nulla per istituire la zona libera da WMD in Medio Oriente. La questione, dunque, ha avuto un ruolo importantissimo alla Conferenza di riesame del NPT, che si è tenuta lo scorso maggio. Riunendosi in un gruppo ristretto (che comprendeva Stati Uniti, Russia, Egitto, paesi della Lega Araba e alcuni altri), i paesi interessati hanno negoziato fino all’ultimo momento.

L’accordo raggiunto prevede che il Segretario Generale delle Nazioni Unite, insieme a Stati Uniti, Gran Bretagna e Russia e in consultazione con gli attori regionali, convochi per il 2012 una conferenza. Come termini di riferimento verrà presa la risoluzione del 1995 e vi dovranno partecipare tutti i paesi del Medio Oriente.

Nonostante le difficoltà incontrate, l’accordo è di per sé un successo, dato che per la prima volta ha consentito di concludere la conferenza con un documento unanime. Gli Stati Uniti, storicamente favorevoli ad Israele, hanno ottenuto che la conferenza non avesse un mandato negoziale, ma hanno dovuto accettare l’inclusione nel documento finale di un esplicito biasimo verso Israele.

Al di là delle carte, vari interrogativi rimangono aperti, primo fra tutti se il momento politico di entusiasmo per il disarmo nucleare non sia già giunto a termine. Ora che Obama deve fare i conti con l’accresciuta presenza repubblicana al Congresso e che la ratifica del nuovo START non è affatto assicurata, le prospettive di ulteriori progressi in tema di disarmo nucleare sono sempre più flebili. Inoltre, non è chiaro se Israele deciderà di partecipare alla conferenza del 2012 e se sarà influenzato dai risultati dei colloqui di pace in Medio Oriente. Israele ha sempre sostenuto di essere favorevole alla zona libera da WMD in Medio Oriente, ma che non fosse il caso di discuterne prima che le sue esigenze di sicurezza fossero risolte. Un accordo potrebbe incrementare le possibilità di denuclearizzare il Medio Oriente; d’altro canto, se i colloqui fallissero, Israele ne ricaverebbe una giustificazione per non presentarsi alla conferenza del 2012. Eliminare dall’agenda internazionale l’istituzione della zona libera da WMD in Medio Oriente rischia di danneggiare il NPT, visto che i paesi arabi potrebbero riconsiderare la loro partecipazione. Nello scenario peggiore Israele si troverebbe con vari paesi dotati di arsenali come vicini, una prospettiva troppo seria per essere ignorata.

 

Fonti

  • A Middle East weapons of mass destruction free zone, Workshop internazionale co-sponsorizzato dalla «Pugwash Conferences e School of Oriental and African Studies», University of London, Londra, UK, 16-17 Giugno 2008, vedi http://www.pugwash.org/reports/rc/me/middle-east-WMDFZ.htm
  • S.I. Butcher (a cura di), Perspectives for Progress: The 2010 NPT Review Conference and Beyond, Pugwash Conferences on Science and World Affairs, Maggio 2010.
  • C. Avner e M. Marvin, Bringing Israel’s bomb out of the basement, «New York Times», 25 Agosto 2010, in http://www.nytimes.com/2010/08/25/opinion/25iht-edcohen.html.
  • M. Hamel-Green, Regional Initiatives on Nuclear- and WMD-Free Zones: Cooperative Approaches to Arms Control and Non-Proliferation, United Nations, Novembre 2005.
  • R. Johnson, Rethinkg security interests for a Nuclear-Weapon-Free Zone in the Middle East, in «Disarmament Diplomacy», Issue No. 86, Autunno 2007, in http://www.acronym.org.uk/dd/dd86/86nwfzme.htm.
  • W. Potter, P. Lewis, G. Mukhatzhanova e M. Pomper, The 2010 NPT review conference: Deconstructing consensus, «CNS Special Report», 17 Giugno 2010.
  • S. Telhami, Is that what Arabs really thik about Iran?, «ForeignPolicy.com», 17 Settembre 2010, disponibile in http://mideast.foreignpolicy.com/posts/2010/09/17/Is_That_What_Arabs_Really_Think_About_Iran.

 

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