L’Euro(pa) della (post)crisi

di Erika Magonara

Il Doomsday Clock misura in maniera simbolica la distanza del mondo dalla sua fine, ovvero da un conflitto atomico, rappresentato dallo scoccare della mezzanotte. Un movimento delle lancette in senso orario indica un peggioramento nei rapporti internazionali; viceversa, un movimento in senso anti-orario ne denota un miglioramento. Un Orologio dell’Apocalisse dell’Unione Europea potrebbe essere utile per simboleggiare l’eterno dilemma dello Stato europeo tra interesse nazionale ed europeo. Le sue lancette si avvicinerebbero alla mezzanotte qualora prevalgano gli interessi relativi, si allontanerebbero, invece, all’affermarsi di un interesse assoluto europeo. La crisi economica e, in particolare, la situazione della Grecia hanno mostrato due tendenze contrapposte: un movimento all’indietro per quanto riguarda la cooperazione preventiva e un movimento in avanti per quanto riguarda quella correttiva. Gli eventi recenti lasciano intendere che sarà quest’ultimo ad imporsi.

L’esistenza di criteri di convergenza per partecipare all’Unione Economica e Monetaria (UEM) rivelano il difetto di fabbrica dell’Unione stessa. Alla sua base vi è la consapevolezza che la stabilità economica europea non può essere lasciata al solo mercato. L’Unione, infatti, concentra l’attenzione del mercato sull’Eurozona, camuffando l’eventuale cattiva condotta economica dei singoli paesi e aumentando la loro propensione al moral hazard. Già nel 1997 vengono elaborati alcuni strumenti che agiscono su questi rischi in modo ex-ante (misure preventive) o ex-post (misure correttive)1.

Le crisi (mondiale e greca) hanno reso evidente l’inefficacia di questi strumenti2 e, soprattutto, le hanno assegnato un costo: 710 miliardi di euro3, che hanno incentivato l’Eurozona a rivedere sia le misure preventive che quelle correttive.

Per quanto riguarda le prime, il 23 settembre il Parlamento ha approvato la nuova architettura del quadro europeo per la vigilanza finanziaria, che entrerà in vigore il primo gennaio 2011. Esso si compone di due pilastri: il Sistema Europeo delle Autorità di Vigilanza Finanziaria (SEAVF) e il Comitato Europeo per il Rischio Sistemico (CERS). Il SEAVF è composto da tre Autorità di Vigilanza Europee (AVE) operanti nel settore bancario, finanziario e assicurativo. Hanno un compito di sorveglianza e di mediazione: il primo concerne la messa in atto da parte delle autorità nazionali delle regole comunitarie, il secondo la soluzione di contenziosi tra autorità di vigilanza nazionali. In caso di non conformità alle regole o di non soluzione dei contenziosi, le AVE hanno la possibilità di imporre ai singoli istituti le misure da adottare. Il CERS, invece, monitora e valuta i rischi che incombono sulla stabilità del sistema finanziario nel suo complesso e sviluppa indicatori qualitativi e quantitativi del rischio sistemico4.

È plausibile l’insorgenza di problemi derivati dal trasferimento di competenze su questioni che prima erano assolutamente statali. L’altra faccia della medaglia è il delinearsi di un interesse Euro-peo, per il quale la stabilità finanziaria è un bene pubblico sovra-nazionale. Come riporta «The Economist», una persona coinvolta nelle negoziazioni ha affermato che «La commissione vuole creare un’Unione sempre più affiatata. E’ nel loro DNA e la crisi rappresenta [a tal fine] una buona opportunità5».

Al contrario, per quanto riguarda le misure correttive, la crisi non sembra essere motivo di una maggiore integrazione, quanto uno scomodo evento che scatena la volontà di perseguire obiettivi relativi alla sfera nazionale. Dopo la retorica di demonizzazione dei mercati adottata da molte figure pubbliche, il comportamento dei leader mira a rassicurare le proprie constituencies sul fatto che, nella non scongiurabile eventualità di crisi economiche, i costi (sia in forma di sanzioni, che di aiuti) non ricadranno sui contribuenti.

Fino a qualche settimana fa l’ISPI individuava due possibili scenari, quello del «rigore» e quello della «flessibilità». Il primo riassume la linea tedesca: revisione del Trattato per rendere possibile sia la sospensione dei diritti di voto a seguito della non conformità a precisi obiettivi numerici (da identificare), che la creazione di un fondo permanente (simile alla European Financial Stability Facility) per il bail-out di paesi nella situazione greca. Il fondo dovrebbe fornire una risposta tempestiva e riversare i costi anche sugli insolventi stessi e sui detentori privati di titoli, in linea con la responsabilizzazione a cui dovrebbero contribuire l’introduzione di sanzioni semi-automatiche6. Il secondo scenario, invece, include le richieste sollevate da diversi paesi membri per ammorbidire la linea tedesca: identificazione di obiettivi numerici e una contemporanea riduzione dell’automatismo delle sanzioni, dilatandone i tempi e individuando una serie di «fattori rilevanti» che implichino maggior discrezionalità nella loro eventuale applicazione7. La nozione di obiettivi numerici e di «fattori rilevanti», tuttavia, è speculare all’interesse nazionale di non essere penalizzati. L’Italia si oppone alle sanzioni sul debito, la Spagna a quelle sulla non competitività, alla Francia non piace l’idea di automatismo e la Polonia chiede che la riforma del suo sistema pensionistico venga tenuta in considerazione nelle valutazioni sui livelli di debito.

Nonostante l’apparente unanime opposizione alla prima ipotesi, il vertice informale tra Germania e Francia e Russia — tenutosi a Deauville il 18-19 ottobre — ha mostrato un possibile scenario intermedio8. In questo caso, Berlino scambierebbe alcune deroghe al suo rigore, assecondando l’interesse dei singoli stati, con il sostegno al suo obiettivo principale: la creazione del fondo permanente. Secondo il comunicato franco-tedesco, la Francia appoggerebbe le richieste tedesche di revisione del trattato sia per la creazione del fondo, che per la sospensione dei diritti di voto. In cambio, la Germania acconsentirebbe alla dilazione nel tempo delle misure sanzionatorie e rinuncerebbe al loro semi-automatismo. Lo scenario ipotizzato trova conferma anche nel documento conclusivo del Consiglio Europeo del 29 ottobre. Esso rivela l’accordo degli stati su un «cambiamento limitato del Trattato», il quale concerne tuttavia solo il fondo, ma non i diritti di voto — che rimangono inviolati. La Merkel, inoltre, riconferma le concessioni sulla maggior flessibilità delle sanzioni. Il documento è scevro di dettagli specifici sulle misure correttive che vengono rimandate a future negoziazioni, plausibilmente rese più difficili dalla corrente situazione irlandese. Le trattative continuano, le lancette dell’orologio si spostano pericolosamente in avanti e non è chiaro cosa le possa riportare indietro.


1 Per scongiurare il rischio d’instabilità è posta in essere la Procedura di Sorveglianza Multilaterale, che prevede che gli Stati membri sottopongano alla Commissione e al Consiglio dei Programmi di Stabilità contenenti informazioni su diverse variabili economiche. Le misure correttive, invece, comprendono il Patto di Stabilità e Crescita (PSC) e la Procedura per Deficit Eccessivo (PDE). Il PSC si prefigge di garantire che la disciplina di bilancio degli Stati membri continui dopo l’accesso all’UEM. La PDE è il suo principale strumento di attuazione e consiste in una serie di misure successive che vanno dagli avvertimenti preventivi alle sanzioni.

2 Tale inefficacia, secondo l’analista dell’ISPI Villafranca, è imputabile a tre fattori. Innanzitutto, l’impunità de facto permessa dalla mancanza di poteri adeguati del Consiglio/Commissione e in secondo luogo il focus sui deficit di bilancio piuttosto che sulla stabilità macroeconomica o sulla convergenza. Infine, il fatto che l’euro non disponga del coordinamento delle politiche economiche solitamente esistente in uno stato federale.

3 La cifra di 710 miliardi di euro è composta da 110 miliardi per il bail-out della Grecia, 440 miliardi destinati ad un fondo congiunto UE–IMF per garantire altri paesi dell’Eurozona (European Financial Stability Facility) e inoltre 60 miliardi spesi dalla BCE per comprare i bond emessi da economie a rischio.

5 «The Economist–Online Edition» (2010), Continental Shift: Europe’s New Regulatory Architecture is Transferring Power in Profound Ways, The Economist Online Edition of 4th November 2010.

6 Le «sanzioni semi-automatiche» prevedono l’utilizzo di un sistema di reverse voting per cui le sanzioni previste dalla Commissione vengono applicate immediatamente a meno che il Consiglio, a maggioranza, non decida diversamente.

8 Al summit di Deauville partecipava anche la Russia.

 

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