Uncle Sam wants them. Il voto latino e le elezioni di mid-term

di Valeria E. Benko

Nel film “Machete”, lo spietato e politicamente poco accorto senatore texano John McLaughlin lotta contro l’immigrazione illegale perseguitando chiunque tenti di superare il confine statunitense. L’obiettivo del senatore e del suo spin doctor è quello di ricattare Machete, un ex agente federale di origini messicane, allo scopo di coinvolgerlo in un finto attentato in diretta tv ai danni del senatore medesimo. In questo modo, i cittadini, testimoni obbligati della minaccia ispanica, potranno rieleggere con fiducia l’ultimo baluardo a protezione di una civiltà sotto attacco. John McLaughlin è caucasico, molto ricco e senza scrupoli, mentre Machete ha i lineamenti dell’indio yucatano e un’ovvia propensione a maneggiare armi da taglio. Una serie di personaggi altrettanto grotteschi fa da complemento al racconto, mentre una rovente atmosfera pre-elettorale contribuisce ad accrescere il pathos. Riuscirà il senatore ad essere rieletto? Apparentemente no. Sebbene il film di Robert Rodriguez sia più adatto all’intrattenimento che all’analisi politica, vale la pena indagare in che misura l’allegoria cinematografica possa descrivere il martedì elettorale del 2 Novembre. Secondo il rapporto del Pew Hispanic Center, i latinos rappresentano l’8% dell’elettorato negli USA e gli exit poll delle elezioni al Congresso hanno mostrato che, tra gli ispanici, quasi due su tre hanno votato per i Democratici, 64% a 34%1. Ecco perché, primi tra tutti, i governatori Pat Quinn e Jerry Brown e i senatori Harry Reid, Michael Bennett e Barbara Boxer devono ringraziare i latinos, le cui preferenze hanno rappresentato una parte consistente delle vittorie democratiche e hanno parzialmente attenuato i risultati della sconfitta subita dal partito di Obama nell’ultima tornata elettorale2.

Ciò nonostante, l’elettorato passivo ha registrato una tendenza contraria. Tre sono i candidati di origine ispanica che hanno assunto la carica di Governatore, Susana Martinez in New Mexico, Brian Sandoval in Nevada e Raul Labrador in Idaho. La loro storica elezione non significa però che l’appoggio dei latinos sia stato incondizionato. I tre appartengono al partito Repubblicano e hanno fatto del controllo dei confini una priorità politica, riscuotendo un discreto successo tra i non-latinos, ma solo Susana Martinez ha guadagnato il consenso di parte dell’elettorato ispanico. Ovviamente in New Mexico, dove i latinos rappresentano il 44,5% della popolazione e il 38% degli elettori, chiunque sperasse di vincere avrebbe dovuto fare i conti con una minoranza che, a breve, non potrà più essere definita come tale.

Martinez, appoggiata dal partito repubblicano, ha dunque ritenuto necessario incentrare il proprio programma sulla ripresa economica, presentando le politiche di controllo dei confini come una garanzia per il gran numero di cittadini di origine latina che risiedono legalmente nello stato3. A testimonianza di ciò, la neo governatrice ha dichiarato che si impegnerà a rendere il New Mexico uno stato meno attraente per l’immigrazione illegale e che tenterà di migliorare le condizioni di vita di chi persegue il sogno americano nel rispetto della legge4. Il perché è evidente: i messaggi con cui i Repubblicani hanno avvicinato gli elettori ispanici in New Mexico creano un importante precedente e costituiscono la migliore strategia a disposizione del partito per affrancare da qualsiasi partigianeria la questione dell’immigrazione. I latinos saranno considerati cittadini come tutti gli altri, se non altro perché, come tutti gli altri, hanno a cuore l’andamento dell’economia e del mercato del lavoro.

Potrebbe sembrare che, in questo modo, il partito repubblicano punti de-etnicizzare il dibattito sull’immigrazione. Il caso del Nevada dimostra però che niente impedisce a un ispanico repubblicano di diventare governatore e ad un democratico di concorrere con successo alla carica di senatore. Brian Sandoval, che ha sostenuto pubblicamente l’Arizona Law e politiche migratorie più severe, è diventato governatore di uno stato che conta una percentuale di ispanici in costante aumento. Il 33% dei latinos gli ha accordato la propria preferenza, ma Sandoval ha riscosso molto più successo tra la componente anglosassone (62%)5. Per quanto riguarda la corsa al Senato, il democratico Harry Reid ha guadagnato consensi record tra gli ispanici, soprattutto quando la sua concorrente Sharron Angle, che gode dell’appoggio del Tea Party, ha espresso la propria opinione sul problema dell’immigrazione attraverso una serie di spot elettorali quantomeno grossolani e controproducenti6. Forse, più di ogni altra cosa, il voto degli ispanici in Nevada ha reso evidente che la compatibilità del tema delle frontiere con i tentativi di conquistare l’elettorato latino dovrà essere oggetto di accurata riflessione da parte dei Repubblicani.

Sebbene i numeri che rendono la comunità latina una pivotal constituency siano in costante aumento, è ancora presto definirne le tendenza e l’affiliazione politica. Innanzitutto, il risultato delle consultazioni elettorali del 2 Novembre ripropone al partito repubblicano l’onerosa questione dell’inclusione degli ispanici, nel rispetto delle ideologie e dei programmi elettorali. Inoltre, appare evidente che l’immigrazione clandestina e l’infuocato dibattito pubblico sull’Arizona Law e sul DREAM Act rappresentano il principale stimolo alla mobilitazione politica dei latinos nel breve periodo7.

La volubilità dell’elettorato latino è ancora più evidente nei casi di Florida e California. In Florida, la comunità degli esuli cubani ha pesato per il 69% nell’elezione di Marco Rubio al Senato. Rubio è nato a Miami da una coppia di rifugiati cubani e, sebbene abbia gestito la questione dell’immigrazione attenendosi alle linee guida del partito repubblicano, è riuscito a rappresentare la gran parte del voto latino nel Sunshine State. Mentre i think tank e gli istituti di ricerca si interrogano sul ruolo politico e sul peso elettorale delle comunità di rifugiati ed esuli, quel che resta certo è che Rubio è riuscito ad ottenere le preferenze, tra le altre, del 55% della minoranza latina in Florida, che conta per il 21% della popolazione dello stato8. In California, Meg Whitman si è rivolta ai cittadini ispanici attraverso alcuni spot elettorali bilingue, promettendo, soprattutto, posti di lavoro e incentivi all’istruzione9. Il progetto di integrare la componente latina nella comunità politica repubblicana è però naufragato di fronte allo scandalo provocato dal licenziamento dell’ex governante di casa Whitman10. Tuttavia, al di là del clamore e degli appelli alla moralità che sono stati cavalcati senza indugio alcuno dai detrattori di Whitman e del suo partito, la mobilitazione degli ispanici di California a favore del partito democratico risale, per lo meno, alla metà degli anni novanta. Nel 1994, il Governatore uscente e candidato repubblicano Pete Wilson impegnò tutto il suo capitale politico a favore della Proposition 187, una proposta di legge che negava l’accesso ai servizi sociali, sanitari e scolastici agli immigrati illegali. Questa mossa gli garantì la riconferma del mandato e l’appoggio dell’elettorato anglosassone11. Gli ispanici, ovviamente, votarono compatti contro la Proposition 187, che in seguito fu dichiarata incostituzionale dalla Corte Federale. Da allora in poi, la comunità ispanica opera la scelta tra Repubblicani e Democratici secondo il discrimine della politica migratoria e, se l’ex governatore Arnold Schwarzenegger ha saputo evitare lo scontro diretto con i latinos, a nulla sono valsi gli spot in spagnolo o i blandi tentativi pubblici di Meg Whitman di minimizzare la polemica sulla sua ex dipendente, a dimostrazione di quanto il rapporto dei candidati con la questione dell’immigrazione illegale effettivamente influisca sulle preferenze degli elettori latinos.

È difficile mettere in dubbio di trovarsi davanti a una serie di episodi devianti. Quasi la metà degli abitanti del New Mexico si riconosce come ispanica, più che in qualsiasi altro stato. L’esperimento del Nevada di legare l’etnia all’espressione di una preferenza univoca ha portato in realtà all’elezione di candidati di diversa affiliazione. Il comportamento elettorale della comunità cubana è sempre meno riconducibile all’attitudine pro-Dem del resto dei latinos. Infine, in California, una scintilla mediatica incontrollata ha reso più evidente la debacle repubblicana che già a metà ottobre sembrava inevitabile, rievocando gli spettri del passato e radicalizzando il dibattito sull’importanza del voto ispanico. Lungi dall’essere la norma, i casi descritti forniscono tuttavia il miglior banco di prova per la costruzione della retorica politica di entrambi i partiti, che dovranno affrontare al più presto il nodo irrisolto dell’immigrazione clandestina e dell’inclusione della minoranza ispanica nelle loro fila. Nel film di Rodriguez, il senatore McLaughlin, ad un cronista che gli chiede «But isn’t this anti-immigration platform a hard sell in this part of the country, where so many voters have strong ethnic backgrounds?», risponde: «Not at all. Those voters are here legally».

Che l’elettorato latino non possa essere trattato con sufficienza o negligenza è cosa nota; nel frattempo e fino alla prossima tornata elettorale, i tentativi e le strategie adottate da entrambi i partiti per conquistarne la fedeltà dimostrano l’esistenza di una “Questione Latina” che, in un futuro non troppo lontano, avrà un effetto rilevante sul mandato di rappresentanza e sulla definizione della cittadinanza civile e politica negli Stati Uniti.


1 Dove non espressamente indicato, tutti i dati e le rilevazioni statistiche provengono dal sito dell’US Census Bureau, www.census.gov. Vedi anche M.H. Lopez, The Latino Vote in the 2010 Elections, Pew Hispanic Center, Washington, D.C., November 3, 2010.

2 R. Suarez, Post-Election Day – The Impact of the Latino vote, in «The Huffington Post», November 3, 2010, in http://www.huffingtonpost.com/ray-suarez/post-election-day—the-i_b_780854.html. Pat Quinn (D-IL), Jerry Brown (D-CA), Harry Reid (D-NV), Michael Bennett (D-CO) e Barbara Boxer (D-CA)

3 Il dato della percentuale dei latinos sul totale dei votanti è tratto dall’Election 2010 State Fact Sheet del Pew Hispanic Center.

5 I latinos in Nevada sono il 24.9% e rappresentano il 14% degli elettori, secondo le fonti dell’US Census Office e del Pew Hispanic Center. I dati sui risultati di Brian Sandoval, divisi per gruppo etnico, provengono dal citato rapporto del Pew Hispanic Center.

6 Un esempio è disponibile all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=uJC_RmcO7Ts&feature=related.

7 Il Development, Relief and Education for Alien Minors Act (DREAM Act) è stato proposto per la prima volta al Senato nel 2001 e permetterebbe l’acquisizione del permesso di residenza permanente agli immigrati illegali che studiano negli Stati Uniti o che prestano servizio nelle Forze Armate, fatte salve condizioni e restrizioni, vedi http://rs9.loc.gov/cgi-bin/bdquery/z?d107:SN01291:@@@L&summ2=m&. L’Arizona Law, o più correttamente Arizona SB 1070, è una legge dello stato dell’Arizona che prevede l’obbligo di verificare l’identità di chiunque sia fermato per una qualsiasi infrazione, se esiste il ragionevole sospetto che la persona in questione non sia in condizione di giustificare legalmente la propria presenza sul territorio nazionale, vedi www.azleg.gov/legtext/49leg/2r/bills/sb1070s.pdf.

8 T.P. Jeffrey, Conservative Marco Rubio Won 55 Percent of Latino Vote in Florida Senate Race, Says Exit Poll, «CNSnews.com» November 3, 2010. http://www.cnsnews.com/news/article/conservative-marco-rubio-won-55-percent

9 Un esempio è disponibile all’indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=rN7AobRGIN4.

10 La donna in questione, di origini messicane, aveva lavorato presso la famiglia Whitman per nove anni e aveva recentemente confessato di risiedere negli Stati Uniti senza regolare permesso. Vedi M.J. Mishak, P. Willon, Whitman admits using undocumented immigrant as housekeeper, «Los Angeles Times», September 30, 2010., on-line suhttp://articles.latimes.com/2010/sep/30/local/la-me-whitman-maid-20100930.

11 Sulla Proposition 187 cfr. P. Martin, Proposition 187 in California, in «International Migration Review»,
Vol. 29, No. 1, Special Issue: Diversity and Comparability: International Migrants in Host Countries on Four Continents, Spring, 1995, pp. 255-263.

 

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