Cipro: un’isola divisa e dimenticata?

di Daniela Lai

Esiste ancora un muro all’interno dell’Europa unita: si tratta del confine che divide l’isola di Cipro tra la Repubblica di Cipro (RoC) e la RTCN (Repubblica Turca di Cipro del Nord), riconosciuta a livello internazionale solo dalla Turchia. Il confine, chiamato Green line, taglia a metà Nicosia, capitale della repubblica greco-cipriota quanto di quella turco-cipriota. L’isola è divisa dal luglio 1974, quando la Turchia ne invase la parte nord in reazione al tentativo di colpo di stato supportato dalla giunta militare greca. Questo aveva l’obiettivo di procedere all’énosis (unione di Cipro alla madrepatria greca). Dopo trent’anni di isolamento, la parte nord è tornata legalmente accessibile nel 2003, ma Cipro rimane tutt’ora divisa e le prospettive per il futuro non sono rosee.

La situazione di stallo si protrae dal 2004, quando il piano per la riunificazione che prendeva il nome dall’allora Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan fu sottoposto a referendum separati presso entrambe le comunità. Il Piano Annan prevedeva la creazione di una federazione cipriota bi-comunitaria e bi-zonale e necessitava del consenso di entrambe le parti per entrare in vigore. I turco-ciprioti lo approvarono con il 65% di voti favorevoli, ma la maggioranza dei greco-ciprioti, seguendo l’indicazione di voto del presidente Tassos Papadópoulos, bocciò il piano[1]. Poiché la Repubblica di Cipro aveva appena concluso i negoziati per l’ingresso nell’Unione Europea, l’eventuale successo del piano Annan avrebbe comportato l’ingresso dell’intera isola nell’UE. Si sperava che la prospettiva dell’integrazione europea avrebbe spinto i ciprioti a supportare la soluzione proposta. Tuttavia, l’incentivo poteva funzionare solo nei confronti dei turco-ciprioti: le pressioni della Grecia in seno al Consiglio Europeo avevano infatti garantito alla RoC che un eventuale loro rifiuto del piano Annan non avrebbe comportato l’esclusione dal round di allargamento del 2004. Le conseguenze del fallimento del referendum presso i greco-ciprioti ricadevano così interamente sulla comunità turca, pur avendo essa approvato il Piano Annan.

Dopo la débâcle diplomatica del 2004, l’Unione Europea ha mantenuto un basso profilo nei confronti della delicata questione di Cipro. Secondo quanto previsto dal trattato di adesione, l’intera isola è formalmente parte dell’UE, ma l’acquis communautaire è sospeso nella RTCN fino all’eventuale riunificazione[2]. Tuttavia, il ruolo delle istituzioni comunitarie è marginale, se non del tutto inesistente, negli attuali sforzi diplomatici. Come provato nel caso dei paesi dell’est europeo, la politica di condizionalità ha spesso svolto la funzione di catalizzatore di importanti cambiamenti, grazie al potere esercitato dalla prospettiva di ingresso nell’UE. Nel caso di Cipro, l’inclusione della RoC ha tolto alla leadership greco-cipriota ogni incentivo a trovare una soluzione di compromesso con i turco-ciprioti. [3] Inoltre, nel momento in cui, il 1 maggio 2004, l’UE ha inglobato all’interno dei suoi confini la questione cipriota, l’interesse immediato verso di essa da parte di Bruxelles è paradossalmente scemato. L’unico ambito in cui l’UE esercita una pressione, peraltro indiretta, volta ad accelerare la riunificazione di Cipro, è rappresentato dai negoziati per l’adesione della Turchia. Nei Progress Reports della Commissione Europea viene ripetutamente fatto riferimento all’obbligo di Ankara di aprire finalmente i suoi porti alle merci provenienti dalla RoC e alla necessità di prendere misure concrete che possano facilitare il dialogo e una risoluzione definitiva della questione cipriota. Secondo le stime del governo greco-cipriota, la Turchia mantiene un contingente militare di circa 35.000 unità sul modesto territorio della RTCN, un fatto che basta da solo a giustificare l’importanza di questo paese nello scenario in questione[4]. Per quanto riguarda le comunità cipriote, l’UE non è riuscita, nel corso di questi anni, ad esercitare un’adeguata pressione finalizzata ad accelerare il passo dei negoziati.

All’inattività delle istituzioni comunitarie si è aggiunta la carenza di volontà politica da parte degli attori locali. Tra il 2004 e il 2008, i tesi rapporti tra Papadópoulos e il presidente turco-cipriota Mehmet Ali Talat hanno ostacolato il riavvio dei colloqui diretti tra le due parti. Solo con la sconfitta di Papadópoulos ad opera di Dimítris Christóphias (partito comunista Akel) alle elezioni presidenziali è stato possibile dare inizio ad un nuovo round di negoziati sotto l’egida delle Nazioni Unite (3 settembre 2008). Si è potuto inoltre procedere all’apertura di un nuovo valico pedonale a Ledra Street, che consente ora di attraversare direttamente il centro di Nicosia da una parte all’altra della Green Line.

Purtroppo, le due comunità non hanno saputo sfruttare il momento propizio offerto dalla compresenza di due leader moderati come Christóphias e Talat. Nel mese di aprile 2009, il Partito turco repubblicano (Ctp) esce sconfitto dalle elezioni legislative contro il Partito di unità nazionale (Ubp)[5]. Il segretario dell’Ubp Derviş Eroğlu, nominato primo ministro, ha successivamente sfidato con successo Talat alle elezioni presidenziali del 18 aprile 2010[6]. Sebbene le parti abbiano tentato di accelerare il progresso dei negoziati il più possibile, consapevoli delle conseguenze dell’avvento di una leadership meno conciliante nella RTCN, sarebbe stato irrealistico sperare di concludere un accordo nel giro di pochi mesi. Le questioni che rallentano il raggiungimento di un compromesso sono numerose e richiederebbero una lunga e approfondita trattazione. Al fine di comprendere la delicatezza del problema possiamo citare le più importanti. In primo luogo Cipro nord ospita, secondo le stime della RoC, circa 150.000 coloni inviati dalla Turchia al fine di aumentare la proporzione di turchi nell’isola, la cui presenza non è accettata come legittima dalle autorità greco-cipriote[7]. In secondo luogo, sussiste tuttora un acceso dibattito, anche in ambito giudiziario, sulla restituzione delle proprietà abbandonate nel 1974 dai greco-ciprioti che vivevano al nord, e successivamente occupate da turco-ciprioti o persino illegalmente vendute a cittadini britannici, e di quelle appartenenti a turco-ciprioti costretti a loro volta lasciare il sud[8]. Infine, per quanto riguarda l’assetto istituzionale di una futura Cipro unita, è sempre esistita una divisione basilare tra le posizioni greco e turco-cipriote. La comunità greca ha infatti sempre favorito una soluzione federale, che garantisse il mantenimento di un’autorità centrale forte. Al contrario, i turco-ciprioti sostengono la necessità di una maggiore autonomia all’interno di un quadro confederale. Ogni qual volta i negoziatori trovano un accordo su una questione che pare propendere verso la prospettiva di una delle due comunità, la stampa e le forze politiche contrarie al dialogo scatenano una campagna propagandistica che rappresenta anche la minore concessione alla controparte come una sconfitta di ampie proporzioni[9].

Il passare del tempo e la disattenzione delle istituzioni comunitarie e della stampa internazionale, così come l’incapacità della società civile cipriota di esprimere una leadership in grado di promuovere un reale cambiamento, fanno dubitare della possibilità di giungere ad una soluzione nei prossimi anni. Tuttavia, affinché si possa procedere ad una definitiva stabilizzazione del sud-est dell’Europa e all’integrazione della Turchia nell’UE, la risoluzione della questione cipriota è una precondizione fondamentale. Un maggiore impegno dell’UE, delle comunità locali e degli stati maggiormente coinvolti (Grecia, Turchia e Regno Unito) è perciò auspicabile e quanto mai urgente.

 


[1] Kadritzke N., Cyprus: saying no to the future, Le Monde Diplomatique, English Language Edition, May 2004, http://mondediplo.com/2004/05/07cyprus. Vedi anche Talbot V., Cipro: verso la riunificazione?, ISPI Policy Brief, N. 103 – Novembre 2008.

[2] Turkish Cypriot Community, European Commission – Enlargement, vedi

http://ec.europa.eu/enlargement/turkish_cypriot_community/index_en.htm

 

 

[3] Diez T. et al. (2006), The European Union and Border Conflicts: The Transformative Power of Integration, International Organization, Summer 2006.

[4] Turkey 2009 Progress Report, European Commission, Brussels 14 December 2009,

http://ec.europa.eu/enlargement/pdf/key_documents/2009/tr_rapport_2009_en.pdf.

Turkey 2010 Progress Report, European Commission, Brussels 9 November 2010,

http://ec.europa.eu/enlargement/pdf/key_documents/2010/package/tr_rapport_2010_en.pdf. Vedi anche Turkey Welcomes EU Council’s Enlargement Conclusions, Today’s Zaman, 15 December 2010,

http://www.todayszaman.com/newsDetail_getNewsById.action?load=detay&newsId=229714&link=229714.

[5] Hardliners win North Cyprus elections, BBC News, 19/04/2009, http://news.bbc.co.uk/2/hi/europe/8004534.stm

Greek Cypriots ‘can reclaim land’, BBC News, 28/04/2009,

http://news.bbc.co.uk/go/pr/fr/-/2/hi/europe/8022238.stm.

[6] Eroglu wins; hopes on Cyprus fade, Kathimerini, 19/04/2010,

http://www.ekathimerini.com/4dcgi/_w_articles_politics_2_19/04/2010_116488.

[7] Cyprus Problem – The Turkish Colonization, Government Web Portal, Republic of Cyprus,

http://www.cyprus.gov.cy/portal/portal.nsf/0/8021d6d000d73a99c22570290038f20b?OpenDocument. Vedi anche The Settlers, Press and Information Office, Republic of Cyprus,

http://www.pio.gov.cy/moi/pio/pio.nsf/All/5ABD64A4C8EEF8F7C2256D6D001F334B?OpenDocument.

[8] Greek Cypriots ‘can reclaim land’, BBC News, 28/04/2009,

http://news.bbc.co.uk/go/pr/fr/-/2/hi/europe/8022238.stm.

[9] Talbot V., Cipro: verso la riunificazione?, ISPI Policy Brief, N. 103 – Novembre 2008.

 

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4 risposte a Cipro: un’isola divisa e dimenticata?

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  2. Fabio Giannelli ha detto:

    Sarebbe disponibile per un incontro con alunni delle scuole superiori a Pistoia nel 2012?
    Grazie

    • daniwip ha detto:

      Gentile Fabio,
      sono l’autrice dell’articolo. Sicuramente sarei interessata e la ringrazio per l’invito. Le lascio il mio indirizzo e-mail, cosicché mi possa contattare direttamente e inviare ulteriori informazioni sull’incontro: daniela2.lai@gmail.com

      Daniela Lai

  3. siculosvevo ha detto:

    Caro Fabio, la mettiamo nel più breve tempo possibile in contatto con l’autrice dell’articolo. Grazie mille per l’interesse mostrato verso il nostro progetto!

    La redazione

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