La crisi economica e il sistema previdenziale ungherese: la ricerca di un nuovo equilibrio

di Silvia Renda

Sin dal crollo del regime comunista, le scelte indirizzate all’europeizzazione e all’occidentalizzazione del paese sono state importanti fonti di legittimazione per il governo, fiducioso che le crescenti esportazioni verso i paesi dell’Europa occidentale e le opportunità di investimento offerte dai paesi dell’Europa centro-orientale sarebbero state un valido lasciapassare per una futura adesione all’UE[1]. Tuttavia, l’idea che l’appartenenza all’UE potesse essere la soluzione di tutti i problemi è naufragata con la crescente crisi economica che affligge il Paese.

L’Ungheria sta affrontando la crisi economica più preoccupante degli ultimi anni, facendo tremare i mercati europei. Nel giugno dello scorso anno il governo ha comunicato che il rapporto deficit/PIL era aumentato del 7% rispetto all’ultimo dato disponibile, trascinando al ribasso la quotazione dell’euro[2]. Nell’aprile 2010, gli ungheresi hanno scelto di affidare il governo al partito conservatore di destra, l’Alleanza dei Giovani Democratici (Fides). La vittoria sui socialisti è stata ancora più eclatante se si considera che il 16,7% dei voti é andato allo Jobbik, partito xenofobo di estrema destra. Molti interpretano questo cambiamento radicale nella vita politica del Paese come una svolta motivata dal crescente malcontento della popolazione rispetto alle politiche dei precedenti governi[3]. Le decisioni degli ultimi anni, infatti, hanno causato un’impennata del tasso di inflazione che ha reso significativamente più costosa la vita degli ungheresi[4]. Il fiorino si è sempre più svalutato, causando la bancarotta di numerose piccole e medie imprese nazionali e, conseguentemente, l’aumento radicale della disoccupazione. Inoltre, dal momento che la maggioranza delle famiglie ungheresi non possiede molte risorse e risparmi, l’aumento dei costi della vita ha condotto inevitabilmente al calo dei consumi[5].

Il governo di Viktor Orbàn ha recentemente adottato una legge anti-crisi che aumenta la tassazione su alcuni particolari settori. Ciò ha però sollevato molte polemiche anche all’interno della stessa Unione Europea, di cui l’Ungheria deterrà la presidenza per i prossimi cinque mesi[6]. Il dibattito sulle riforme di carattere fiscale da adottare in un momento di così grave crisi economica, infatti, si è incentrato sulla ri-nazionalizzazione del sistema pensionistico ungherese, che occupa una voce consistente nel bilancio di Budapest.

L’eccessiva generosità del sistema previdenziale era un’eredità dell’impostazione  sovietica: solamente tra il 1960 ed il 1980, il tasso di sostituzione pensionistico (pensioni/salari medi) si era già allineato su alti livelli (dal 32% al 55%) e i tassi di dipendenza (pensionati effettivi/lavoratori-contribuenti effettivi) erano anch’essi cresciuti significativamente, dal 24% al 43%[7]. Dal punto di vista della finanza pubblica, queste politiche furono chiaramente sub-ottimali. Durante quegli anni, il numero dei lavoratori-contribuenti scese del 25%, mentre il numero di pensionati continuò invece a crescere[8].

Dopo la fine del comunismo, la necessità di riformare il sistema pensionistico statale divenne sempre più urgente; il lavoro preparatorio per la radicale riforma del 1998 iniziò nel 1991, quando una risoluzione del Parlamento apportò cambiamenti significativi al sistema del tempo. La riforma creò un sistema “multi-pilastro”, che modificò definitivamente il vecchio sistema «pay as you go»[9].

Il primo pilastro era composto da una serie di punti:

 

1)    innalzamento dell’età pensionabile a 62 anni sia per gli uomini che per le donne, che prima potevano andare in pensione rispettivamente a 60 e 55 anni;

2)    aumento degli anni lavorativi necessari per andare in pensione e calcolo della prestazione previdenziale in base alla media dei salari a partire dal gennaio 1988;

3)    scoraggiamento del pensionamento anticipato;

4)    modifica della formula con scopi redistributivi;

5)    un nuovo regime di tasse;

6)    indicizzazione dei salari attuali ai prezzi correnti[10].

 

Il secondo pilastro, detto «mandatory private pension found», riguardava un insieme di fondi pubblici e privati ed era obbligatorio. Le pensioni a capitalizzazione erano gestite da istituzioni private, che pagavano anche le indennità. I fondi pensionistici prendevano ufficialmente la forma di mutue associazioni per il risparmio, i cui membri erano comproprietari del fondo. Allo stesso tempo, si versavano dei fondi anche nel sistema PAYG pubblico, in modo da ottenere una “doppia pensione” al momento del congedo dal lavoro. Nel 1998, circa 1,3 milioni di persone avevano aderito al sistema privato, raggiungendo 2,3 milioni nel 2003. Il comparto integrativo copriva circa 2 milioni di persone che rappresentavano il 50% della popolazione economicamente attiva[11].

Il terzo pilastro riguardava i «volountary private pension found», già introdotto nel 1993 aveva lo scopo di creare un fondo privato volontario per aumentare le pensioni, versate in un’unica soluzione o come rendite annue. I datori di lavoro potevano partecipare alle risorse finanziarie dei fondi volontari con agevolazioni dalle detrazioni fiscali. Esattamente come il secondo comparto, i regimi volontari erano a capitalizzazione e coprivano più dell’80% della forza lavoro. Ogni singolo assicurato aveva il suo conto individuale[12].

Nonostante l’Ungheria abbia apportato modifiche rilevanti al proprio sistema pensionistico, restano sicuramente da risolvere alcuni problemi di natura fiscale, demografica, e amministrativa. I fondi pensione privati sono gestiti da associazioni no-profit, ma un recente studio della World Bank ha dimostrato che questi ultimi mancano di affidabilità e responsabilità di fronte agli interessi degli associati, fattori che ne indeboliscono l’efficienza e la redditività; la loro performance è tra le più basse registrate nell’UE e si concentra soprattutto su attività a lungo termine e a basso rischio[13].

Ciononostante, la battuta d’arresto alla riforma del 1998 suona come un campanello di allarme per il futuro dei lavoratori ungheresi: invece di proseguire e perfezionare le misure adottate, il governo ha recentemente deciso di nazionalizzare alcuni fondi pensione privati per finanziare il debito pubblico[14].

Data la crisi attuale, infatti, un importante contributo per un aumento del reddito dei pensionati potrebbe venire da una maggiore diversificazione delle azioni dei fondi pensionistici, resa possibile da una crescente integrazione nell’economia mondiale, la cui rendita cresce proporzionalmente con il buon funzionamento del mercato finanziario. Una migliore allocazione dei fondi, dunque, potrebbe essere fonte di guadagno per il futuro[15]. Sarebbe, inoltre, importante allungare il periodo lavorativo in età pensionabile: il beneficio di andare in pensione con un anno in più di lavoro è, infatti, tra i più bassi tra i paesi OECD. Recenti studi evidenziano la tendenza al pre-pensionamento, possibile a 60 anni per gli uomini e a 57 per le donne, in caso di 38 anni di contribuzione[16]. Una delle cause per cui questo avviene, è il cosiddetto «effetto reddito»: coloro che hanno un salario più elevato rispetto alla media avranno comunque beneficio nell’andare in pensione, a prescindere dalla sua variazione futura[17].

La fragilità del sistema pensionistico ungherese, dunque, è il riflesso dell’instabilità economica che attanaglia il paese; il progressivo invecchiamento della popolazione  e l’impossibilità di fare leva sui risparmi privati non sono sufficienti per giustificare un “ritorno al passato”, ma devono essere una spinta per tenere in maggiore considerazione le variabili demografiche e fiscali, cercando di massimizzare il potenziale guadagno proveniente dagli investimenti privati[18].

 


[1] Attila Ágh, Europeanization of policy-making in East Central Europe: Hungarian approach to the EU accession, paper presented at ECPR Joint Session of Workshops: Enlarging or Deepening – European Integration at the Crossroads, Mannheim, 26-31 March, 1999. p.25.

[4] «With growing inequalities, about 60 percent of the population have become losers», Zsuzsa Ferge and Gábor Juhász, Accession and Social Policy: The Case of Hungary Journal of European Social Policy 2004; 14; 235.

[6] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-01-04/lungheria-assume-presidenza-polemiche-122007.shtml,

accesso effettuato il 21/01/2011. Il semestre di presidenza dell’Ungheria è iniziato il primo gennaio.

[7] Müller K., A. Ryll, H.J. Wagener Transformation of social security:Pensions in Central-Eastern Europe, Physica Verlag, Heidelberg. 1999.

[8] Kornai J., Haggard S., Kaufman R., Reforming the state: fiscal and welfare reform in post-socialist countries, Cambridge University Press, 1999. p.88.

[9] Zoltan, Ádam, Pension reform in Hungary, articolo disponibile sul sito

http://www.lancutforum.com/paper/ZAdam.pdf.

[10] Ibidem.

[11] János Kornai,Stephan Haggard,Robert R. Kaufman, Reforming the state: fiscal and welfare reform in post-socialist countries, Cambridge University Press, 2001. p. 248

[12] Ibidem.

[13] OECD, Pension Reform: Providing Old-Age Income Security in the Face of Population Ageing, Reforms for Stability and Sustainable Growth, 2008, articolo disponibile sul sito: http://www.oecd.org/dataoecd/1/57/40473833.pdf.

[15] OECD: Pension Reform: Providing Old-Age Income Security in the Face of Population Ageing, p.95.

[17] Ibidem.

 

Questa voce è stata pubblicata in Europa Occidentale/Western Europe e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a La crisi economica e il sistema previdenziale ungherese: la ricerca di un nuovo equilibrio

  1. Pingback: World In Progress No.3 | World In Progress

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...