L’amministrazione Obama tra disarmo e mantenimento della supremazia militare

di Matteo Dian

Per quanto riguarda la politica estera, una delle declinazioni più evidenti e più rilevanti del messaggio «hope and change» di Obama è rappresentata dal rilancio della tema del disarmo e del contrasto della proliferazione nucleare. Già nel discorso inaugurale il presidente ha sottolineato come «with old friends and former foes, we’ll work tirelessly to lessen the nuclear threat». Pochi mesi più tardi, a Praga, Obama ha delineato con più precisione i contorni del suo progetto per un futuro privo della minaccia atomica, elencando una serie di passi successivi per raggiungere questo obiettivo.

In primo luogo gli Stati Uniti avrebbero ridotto il ruolo delle armi atomiche nella loro strategia di sicurezza. Il secondo passo previsto sarebbe stato un nuovo trattato riduzione e controllo degli armamenti con la Russia. Il terzo il raggiungimento di un Comprehensive Test Ban Treaty per definire un framework legale multilaterale più stringente diretto alla completa abolizione dei test nucleari (ora sono proibiti solo «in superficie»). Inoltre, gli Stati Uniti avrebbero lavorato in direzione di un rafforzamento della struttura legale esistente, creata negli anni settanta e consolidata nel decennio successivo, con particolare riferimento all’azione di contrasto della proliferazione in Medio Oriente e in Asia[1].

La prima iniziativa concreta riguarda la Nuclear Posture Review, documento pubblicato lo scorso aprile, che annuncia una riduzione complessiva del ruolo delle armi nucleari nella strategia di sicurezza e difesa americana. Il documento prevede, in primo luogo, la «negative security assurance» (non uso né minaccia di uso contro firmatari del trattato di «Non Proliferazione», quindi esclusi Corea del Nord e Iran) e sottolinea come la deterrenza sia lo scopo fondamentale dell’arsenale statunitense[2]. In ogni caso, la nuova strategia non anticipa cambiamenti per le armi tattiche che rimangono schierate in Europa dagli anni ottanta pur non avendo più uno scopo militare o strategico definito[3].

Il secondo passo fondamentale è stato la firma del nuovo trattato START (Strategic Arms Reduction Talks). Il nuovo accordo rappresenta più un successo sul piano politico che un effettivo passo verso il disarmo sul piano militare. Esso costituisce il fondamento del disgelo nei rapporti con la Russia e contemporaneamente propone il rilancio della «diplomazia del disarmo». Contrariamente al trattato firmato da Bush e Putin nel 2002, il nuovo documento contiene maggiori meccanismi di verifica che ne rafforzano la credibilità. Sotto il punto di vista strettamente militare, la riduzione non è radicale e non implica la distruzione di armamenti esistenti. Anche il nuovo START, infatti, non regolamenta i missili a medio raggio dispersi in Europa dagli anni ottanta.

Il terzo passo importante è costituito dal summit di Washington sulla sicurezza nucleare del 12 e 13 Aprile 2010. Per la prima volta dal 1945 gli Stati Uniti hanno ospitato un incontro tra capi di stato e di governo di ampie dimensioni su un tema così rilevante come il disarmo e la proliferazione. Inoltre, la conferenza ha portato all’approvazione di un’agenda multilaterale mirata al contrasto della proliferazione e alla messa in sicurezza dei materiali fissili, coinvolgendo istituzioni internazionali quali l’AIEA.

Fin qui le buone notizie e i passi in avanti, anche se con qualche limite. Gli Stati Uniti, infatti, tornano ad adoperarsi per rafforzare un ordine internazionale basato su norme e regole che rendano la convivenza tra stati più stabile e prevedibile in un’area così rilevante come quella degli armamenti atomici[4]. Dopo gli anni di Bush, si tratta di una svolta più che benvenuta. In questo senso la politica di sicurezza di Obama si può leggere in senso liberale: la potenza egemone si dimostra in grado di attuare una strategia di self restraint, di moderarsi, non sfruttando la propria superiorità militare in modo aggressivo. Anzi “investe” in un ordine internazionale stabile legittimo e per questo vantaggioso per sé e per gli altri.

Questa tesi tuttavia non regge, o regge solo parzialmente, ad un’osservazione ravvicinata sia dello START sia della Nuclear Posture Review, soprattutto se queste due vengono esaminate a fianco della recente evoluzione del progetto Theater Missile Defense, ovvero la versione riveduta e corretta (e tecnicamente realizzabile a quanto pare) dello Star Wars di reaganiana memoria.

La futura strategia statunitense si baserà, infatti, sempre di più su sistemi strategici difesivi. Inoltre, il nuovo trattato START lascia un margine legale più ampio per sistemi di difesa anti missile[5]. Durante il dibattito per la ratifica in Senato questi due elementi sono emersi abbastanza chiaramente, soprattutto dopo le testimonianze dei vertici militari[6].

Il paradosso obamiano emerge proprio qui. Da un lato c’è uno sforzo verso la stabilizzazione e rafforzamento del regime di non proliferazione. Dall’altro la strategia di difesa viene ridefinita attraverso il rafforzamento dei sistemi difensivi[7]. Ciò ha due conseguenze negative. Primo, viene intaccata l’architrave logica e strategica di quello stesso regime, la deterrenza basata sulla vulnerabilità (il Pentagono parla infatti di «deterrence and defense against missile threat»). Secondo, si creano incentivi alla corsa agli armamenti (vedi la crescita costante dell’arsenale cinese in risposta allo scudo americano nel Pacifico cui collabora attivamente il Giappone) creando una spirale di insicurezza[8]. In questo campo l’amministrazione Obama sta seguendo sostanzialmente la direzione intrapresa da Bush che nel 2002 aveva promosso l’uscita degli Stati Uniti dal trattato ABM[9].

In conclusione, quindi, possiamo affermare che il ritorno del disarmo nell’agenda internazionale e l’avvio di un processo multilaterale di negoziazione sono sicuramente tra i meriti dell’amministrazione Obama in questi primi anni alla Casa Bianca. A fianco di questi tentativi di stabilizzare o «costituzionalizzare» l’ordine internazione convivono inevitabilmente le spinte verso l’esercizio di un’egemonia più diretta e verso la riaffermazione del primato militare. Possiamo quindi prendere alla lettera il discorso di Praga sul disarmo atomico in un punto fondamentale, «this goal will not be reached quickly».


[1] Per un dibattito teorico sulla proliferazione Scott D. Sagan and Kenneth N. Waltz, The Spread of Nuclear Weapons. A Debate. Norton 1995. Scott D. Sagan, Why Do States Build Nuclear Weapons?: Three Models in Search of a Bomb. International Security, Vol. 21, No. 3 (Winter, 1996-1997), pp. 54-86.

[2] Per un commento sulla Nuclear Posture Review Stephen Walt, Pros and Cons of the Nucelar Posture Review. Or Nuclear Public Relations, in

http://walt.foreignpolicy.com/posts/2010/04/06/nuclear_posture_review_or_nuclear_public_relations.

David Hoffman, Reviewing the Review. Obama’s New Nuke Strategy and the Cold War Legacy lives on. http://www.foreignpolicy.com/articles/2010/04/06/reviewing_the_review.

[3] Peter Feaver, Obama’s nuke review: A deft compromise or a muddled middle ground? http://shadow.foreignpolicy.com/posts/2010/04/06/obama_s_nuke_review_a_deft_compromise_or_a_muddled_middle_ground. Qui una proposta per una sostanziosa riduzione degli armamenti proposta dalla Federation of the American Scientists From Counterforce to Minimal Deterrence: A New Nuclear Policy on the Path Toward Eliminating Nuclear Weapons, Federation of American Scientists, Occasional Paper No. 7 Aprile 2009, vedi http://www.fas.org/pubs/_docs/OccasionalPaper7.pdf

[4] Per una discussione teorica sull’ordine internazionale, multilateralismo e primate americano G. John Ikenberry, The Liberal Leviathan. The Origin Crisis and Transformation of the Liberal Order. Princeton University Press 2010. G. John Ikenberry, Grand Strategy as Liberal Order Building, in Melvyn P. Leffler and Jeffrey W. Legro, eds., To Lead the World: American Strategy after the Bush Doctrine (Oxford: Oxford University Press, 2008). Sui regimi internazionali, Andreas Hasenclever, Peter Mayer,Volker Rittberger, Theories of international regimes. Cambridge University Press. 1998.

[5] New START: A Missile-Defense-Friendly Treaty Volume 1, Number 31, November 16, 2010. Arms Control Association. http://www.armscontrol.org/print/4550.

Per il documento del Dipartimento della Difesa vedi, Ballistic Defense Review Report, http://www.defense.gov/bmdr/docs/BMDR%20as%20of%2026JAN10%200630_for%20web.pdf

[6] Emily Coppel, New START and Missile Defense Setting the Record Straight, New American Security Project Fact Sheet November 15, 2010 http://americansecurityproject.org/wp-content/uploads/2010/11/Fact-Sheet-on-New-START-and-Missile-Defense-FINAL-3.pdf

Greg Mello, The Obama disarmament Paradox, Bullettin of Atomic Scientists. 4 February 2010. http://www.thebulletin.org/print/web-edition/op-eds/the-obama-disarmament-paradox

[7] Per il report del Congresso che conferma la crescita progressiva del ruolo e del finanziamento dei sistemi di difesa.

Steven A. Hildreth, Amy F. Woolf, Ballistic Missile Defense and Offensive Arms Reductions: A Review of the Historical Record, Maggio 25, 2010. Congressional Research Service http://www.fas.org/sgp/crs/nuke/R41251.pdf

[8] Donald O’Rourke, Sea-Based Ballistic Missile Defense. Background and Issues for Congress, CRS Report for Congress Prepared for Members and Committees of US Congress. July 10, 2010. Richard P. Cronin Japan-U.S. Cooperation on Ballistic Missile Defense: Issues and Prospects, CRS Report RL31337, March 19, 2002.   Per un buon commento generale Richard D. Bartlett, The ballistic Missile Defence Review, in

http://securityandpolitiks.blogspot.com/2010/04/ballistic-missile-defence-review.html.

[9] L’unico cambiamento di rotta sostanziale è stato quello relativo ai sistemi radar in Polonia e in Repubblica Ceca. Lo smantellamento o il non complemento di questi sistemi erano tuttavia necessari per raggiungere l’accordo START.

 

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