Le relazioni sino-russe in Asia centrale e la Shanghai Cooperation Organisation

di Daniela Lai

L’Asia centrale è una regione situata in posizione strategica, tra Cina e Russia, confinante a sud con l’Afghanistan, ricca di risorse energetiche e poco integrata dal punto di vista economico. Le relazioni sino-russe nella regione sono determinate dalla convergenza e sovrapposizione di alcuni fondamentali interessi economici, energetici e militari. La fine della Guerra fredda ha comportato un ridimensionamento dell’influenza russa sulle repubbliche centroasiatiche, mentre la crescita economica ha spinto Pechino a cercare attivamente nuovi partner tra di esse. La Shanghai Cooperation Organisation (SCO) riveste un’importanza particolare in quanto unica organizzazione che riunisce al suo interno entrambi questi paesi e definisce i modi della cooperazione sino-russa nella regione.

– L’ingerenza USA. Uno dei punti in cui le politiche di Cina e Russia convergono riguarda la presenza degli USA in Asia centrale. La vicinanza all’Afghanistan rende questa regione di particolare interesse agli occhi degli Stati Uniti, i quali hanno inoltre tentato, in particolar modo sotto la presidenza Bush, di estendervi la loro politica di promozione della democrazia[1]. Mosca e Pechino sono accomunate da un profondo disagio nei confronti della penetrazione militare statunitense e dell’intromissione negli affari interni degli stati centroasiatici[2]. Per quanto riguarda la questione militare, gli USA soffrirono una significativa sconfitta nel 2005, quando furono costretti a lasciare la base militare di Karshi-Khanabad (K2) in Uzbekistan. Fu peraltro la SCO, e non le autorità uzbeke, ad esprimere, nel comunicato finale del summit di Astana del 2005, la contrarietà alla presenza di truppe esterne alla regione in Asia centrale[3]. Cina e Russia concordavano pertanto nel richiedere un arretramento delle posizioni statunitensi nella loro area d’influenza. Tuttavia, nessuno dei due paesi è intenzionato a spingere la cooperazione con l’altro fino ad un punto che potrebbe mettere a rischio le buone relazioni con gli USA[4].

– Sicurezza energetica. La Russia ha goduto in passato di una posizione dominante nella regione centroasiatica, cui ha però fatto seguito un rapido declino dopo il crollo dell’URSS, l’indipendenza delle repubbliche e la loro uscita dall’area del rublo[5]. Eppure, nel corso dell’ultimo decennio, Mosca ha tentato di recuperare l’influenza perduta, anche con l’obiettivo di assicurarsi il controllo sulle risorse energetiche (gas e petrolio) presenti in Asia centrale. Secondo Rumer, la Russia avrebbe bisogno di assicurarsi un ulteriore approvvigionamento da quest’area per integrare le sue lucrative esportazioni di gas verso l’Europa[6]. Allo stesso tempo, è noto che la Cina necessiti di risorse energetiche sempre crescenti per sostenere il proprio sviluppo. Pechino cerca dunque nuovi partner con cui realizzare accordi per provvedere alla propria sicurezza energetica: la realizzazione di un oleodotto sino-kazako e di un gasdotto sino-turkmeno non è stata compensata da altrettanti progressi nei progetti a conduzione russa. Le repubbliche centroasiatiche si trovano perciò nella favorevole posizione di poter diversificare le esportazioni e massimizzare i propri guadagni, perseguendo anche in altri ambiti una politica estera «multi-vettoriale» attraverso cui stringere legami con diversi soggetti per godere dei benefici strategici che ne derivano[7].

– Commercio. Per quanto riguarda gli scambi commerciali, l’Asia centrale è una zona ancora poco integrata a causa della carenza di infrastrutture e rotte per i trasporti, e delle spesso complicate relazioni tra i vari paesi. Il volume degli scambi cinesi con la regione è cresciuto a ritmi molto sostenuti e la Cina minaccia seriamente di sostituire la Russia quale partner commerciale di primo piano[8]. La Shangai Cooperation Organization sarebbe, secondo la Cina, lo strumento adatto a lanciare la realizzazione di un’area di libero scambio, che garantirebbe uno sbocco alle sue merci. Al fine di concretizzare la proposta, nel 2006 fu presentato il Program on Multilateral Economic and Trade Cooperation. Tuttavia, la realizzazione di un’area di libero scambio incontra cautela se non opposizione sia da parte delle repubbliche centro asiatiche, le quali temono di essere sopraffatte dalla Cina, sia dalla Russia, più incline a favorire lo sviluppo della Eurasia Economic Community (EurAsEc), un’organizzazione a vocazione economica dominata da Mosca che include la Bielorussia ma non la Cina[9].

– Sicurezza. La Russia favorirebbe piuttosto lo sviluppo delle competenze militari della SCO, essendo essa ancora il maggiore attore in campo militare nella regione, un dato di fatto con cui la Cina non può ancora competere. Una tale evoluzione della SCO garantirebbe alla Russia una posizione preminente nell’organizzazione, consentendole allo stesso tempo di controllare meglio le mosse di Pechino in campo militare e strategico[10]. Pertanto, anche il settore della sicurezza sembra segnato da una diversità di interessi tra le due potenze. Allo stesso tempo, tuttavia, la SCO offre ai leader russi e cinesi un luogo per discutere quelle minacce alla sicurezza che le due potenze percepiscono come condivise, i «tre diavoli», vale a dire separatismo, terrorismo ed estremismo[11]. La Cina ha bisogno di stabilità nella regione centroasiatica al fine di controllare la turbolenta provincia dello Xinjiang e facilitarne lo sviluppo economico. Segnali positivi per la cooperazione militare sino-russa si sono infine avuti a partire dall’esercitazione congiunta del 2005 (Peace Mission 2005), poi ripetutasi altre volte negli anni successivi[12].

– Il ruolo della Shanghai Cooperation Organisation. La SCO nasce nel 2001 come evoluzione del gruppo dei Cinque di Shanghai, composto da Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan, a quali si è successivamente aggiunto l’Uzbekistan. I suoi obiettivi sono così definiti:

«Strengthening mutual confidence and good-neighborly relations among the member countries; promoting effective cooperation in politics, trade and economy, science and technology, culture as well as education, energy, transportation, tourism, environmental protection and other fields; making joint efforts to maintain and ensure peace, security and stability in the region, moving towards the establishment of a new, democratic, just and rational political and economic international order»[13].

Questi obiettivi vengono perseguiti nel rispetto del cosiddetto Spirito di Shanghai, comprendente i principi di fiducia, interesse comune, uguaglianza di diritti, consultazione, rispetto per la diversità delle culture e aspirazione per uno sviluppo comune[14]. Per quanto concerne la pratica, gli scopi e il ruolo regionale della SCO sono ancora in fase di definizione, anche a causa delle contrastanti visioni espresse dai due paesi più potenti dell’organizzazione. Se la trasformazione della SCO in un’alleanza militare appare un’eventualità remota, anche il progetto di un’area di libero scambio incontra numerosi ostacoli. Come già accennato, la SCO costituisce tuttavia l’unico forum di discussione comprendente, oltre alle repubbliche centroasiatiche, sia la Cina che la Russia. L’organizzazione è da queste ultime ritenuta funzionale al perseguimento dei loro interessi in politica estera. In primo luogo, la Cina ha giocato un ruolo di primo piano nell’istituzione della SCO, che rappresenta un’importante strumento della politica cinese verso l’Asia centrale[15]. In secondo luogo, la Russia spera di contenere o quantomeno monitorare l’espansione della Cina nella regione, tentando allo stesso tempo di preservare la propria posizione predominante nell’ambito della sicurezza[16].

Russia e Cina condividono in Asia centrale una serie di interessi che possono convergere o determinare invece una competizione tra le due potenze. Lo sviluppo economico cinese e il fabbisogno di fonti energetiche, il declino russo e le difficoltà incontrate nella recente crisi economica globale stanno alterando gli storici rapporti di forza nella regione. La SCO non può al momento giocare un ruolo determinante, a causa dell’incompleto sviluppo dell’organizzazione. Il futuro delle relazioni sino-russe in Asia centrale continua perciò a oscillare tra la cooperazione e la competizione.


[1] Martha Brill Olcott, Central Asia: Carving an Independent Identity Among Peripheral Powers, in David Shambaugh and Michael Yahuda (ed.), International Relations of Asia, Lanham etc.: Rowman and Littlefield, 2008, pp. 238-239.

[2] Axel Berkofsky, Serena Giusti e Tomislava Penkova, Le relazioni sino-russe e il caso dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, Approfondimenti, Osservatorio di Politica Internazionale, ISPI, n. 14, maggio 2010, pp. 6-7

[3] Giustozzi, Antonio and Matveeva, Anna (2008), The SCO: a regional organisation in the making. Crisis states working papers series 2, 39. Crisis States Research Centre, London School of Economics and Political Science, London, UK.

[4] Si veda, per quanto riguarda la Russia, S. Neil Macfarlane, The ‘R’ in BRIC: is Russia an Emerging Power?, International Affairs, 82, 1 (2006), p. 55.

[5] Martha Brill Olcott, op. cit., p. 239.

[6] Eugene B. Rumer, China, Russia and the Balance of Power in Central Asia, Strategic Forum, n. 223, November 2006, p.4.

[7] Fabio Indeo, Russia and China in Central Asia: growing geopolitical competition, ISPI Policy Brief, N. 199, October 2010, pp. 7-8.

[8] Fabio Indeo, op. cit., p. 7.

[9] Axel Berkofsky, Serena Giusti e Tomislava Penkova, op. cit., p. 9

[10] Fabio Indeo, op. cit., pp. 5-6.

[11] Elizabeth Wishnick, Russia, China and the United States in Central Asia: Prospects for Great Power Competition and Cooperation in the Shadow of the Georgian Crisis, Strategic Studies Institute, February 2009, p. 29.

[12] E. Wishnick, op. cit., p. 20.

[15] Anna Matveeva and Antonio Giustozzi, The SCO: a Regional Organisation in the Making, Crisis States Research Center, Working Paper 39, November 2008, p. 4.

[16] Eugene B. Rumer, op. cit. p. 4.

 

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