Tra aids e cancro. Populismi a confronto in Perù

di Giovanni Piazzese

Il Perù dei prossimi sarà con ogni probabilità un paese orientato verso politiche marcatamente di sinistra o di destra. È questo il primo dato che è emerso dalle elezioni presidenziali dello scorso 10 aprile in cui l’ex militare Ollanta Humala, leader della coalizione di sinistra Gana Perù, e Keiko Fujimori, esponente del movimento di destra Fuerza 2011, hanno raggiunto il ballottaggio con rispettivamente il 31% e il 23%[1]. Insieme a loro, altri tre candidati si sono contesi la poltrona presidenziale. Innanzitutto l’economista e funzionario ministeriale Pedro Pablo Kuczynski, aderente al movimento Alianza por el Gran Cambio, l’ex presidente Alejandro Toledo di Alianza Perù Posible e, infine, Luis Castañeda, esponente di Alianza Solidaridad Nacional e sindaco di Lima dal 2002 al 2006. Il presidente uscente Alan García, rappresentante dell’APRA, lo storico partito fondato da Victor Raul Haya de la Torre nel 1924, non ha potuto prendere parte alle elezioni poiché la costituzione peruviana impedisce di poter effettuare due mandati consecutivi.

Sia Humala che Fujimori hanno dimostrato di saper catalizzare l’attenzione di un consistente numero di elettori con programmi politici incentrati su argomenti differenti. Già in occasione delle presidenziali del 2006, Humala si era candidato presentando un progetto d’ispirazione chavista un cui erano riscontrabili idee politiche riconducibili al nazionalismo, al socialismo e all’anti-imperialismo. Nella tornata elettorale del 10 aprile scorso, però, Humala ha mostrato un atteggiamento più moderato, dichiarando pubblicamente di essere intenzionato a salvaguardare gli investimenti esteri, di non voler perseguire una politica orientata a nazionalizzare le principali imprese del paese e di voler garantire pienamente la libertà di stampa e d’espressione. Un aspetto interessante del nuovo Humala è stato anche il suo tentativo di voler prendere le distanze dal presidente venezuelano Hugo Chavez, dopo che questi aveva espresso senza difficoltà parole d’elogio per il candidato peruviano[2]. Non è chiaro se questa presa di distanze da Chavez risponda ad una reale intenzione di Humala di staccarsi da un progetto politico radicale o se, al contrario, il suo non sia più semplicemente un tentativo per far convergere su di sé il consenso dei moderati per ottenere un maggior numero di voti e diventare il nuovo presidente del Perù. Un’ambizione, quella di Humala, che dovrà i conti con l’altra candidata giunta al ballottaggio, Keiko Fujimori. Una figura scomoda quella della giovane Keiko, figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori (1990-2000) il quale, oltre che per aver gettato le basi per lo sviluppo del paese, è ricordato anche per il suo deciso autoritarismo e il suo mancato rispetto per i diritti umani. Attualmente Alberto Fujimori si trova in carcere a seguito di una condanna detentiva di 25 anni emessa dopo l’uccisione di 25 studenti delle università La Cantuta e Barrios Alto da parte delle forze dell’ordine. Sebbene la figlia Keiko abbia più volte espresso di non voler interferire con il corso della giustizia, sono in molti a ritenere che se dovesse diventare presidente le possibilità per il padre Alberto di ritornare in libertà anzitempo aumenterebbero.

Di fatto, Keiko Fujimori si è presentata con un programma politico che riprende le orme del padre: tutela delle fasce più deboli della popolazione, lotta dura contro la criminalità e il narcotraffico ed estensione della pena di morte. La regione denominata VRAE (Apurimac and Ene River Valley), a metà strada tra Lima e Cuzco, è la zona più importante di tutto il Perù per quanto concerne la produzione di cocaina nonché uno dei punti in cui il movimento guerrigliero Sendero Luminoso sta cercando di ricostituire la propria forza per contrastare le forze governative. Sebbene la frangia fujimorista e la sua capacità d’attrazione non siano mai scomparse dal Perù anche dopo la condanna di Alberto Fujimori, è altresì vero che l’esito elettorale del primo turno ha completamente disatteso i vari sondaggi pubblicati nei mesi precedenti alle elezioni. Basti pensare che Alejandro Toledo è rimasto in testa alle preferenze degli elettori peruviani per tutto il 2010 e solo a partire da gennaio 2011 il consenso attorno alla sua figura è scemato  vistosamente, al punto tale da giungere penultimo tra i cinque candidati presidenziali con il 15% dei voti. Il calo delle preferenze nei confronti di Toledo è cominciato dopo la pubblicazione di alcuni cablogrammi da parte di Wikileaks in cui emergeva il tentativo dello stesso Toledo di voler estromettere Humala dalla competizione elettorale del 2006, quella che ha consentito all’aprista Alan García di diventare presidente della repubblica per la seconda volta[3]. In generale, però, la tornata elettorale dell’aprile scorso ha messo in evidenza una forte spaccatura dei partiti centristi peruviani, incapaci di risolvere gli attriti che, di fatto, li hanno spinti a presentare tre candidati (Kuczynski, Toledo e Castañeda). In questo modo, il voto si è disperso e l’esito del primo fallimentare del primo turno non ha consentito a nessuno dei tre di giungere al ballottaggio, avvantaggiando le posizioni di Humala e Fujimori. Entrambi dovranno giocare bene le proprie carte in vista del dibattito face to face previsto per il 29 maggio all’università di Lima, una settimana prima della riapertura dei seggi elettorali[4]. I commenti su chi potrebbe essere il futuro presidente peruviano si sprecano e molti ritengono che Humala potrebbe far valere la sua maggiore esperienza politica e avere la meglio sulla più giovane Keiko Fujimori, ma non sarà facile. Giocoforza l’esponente di Gana Perù dovrà convincere l’elettorato moderato della bontà del suo programma, soprattutto ora che i centristi sono stati tagliati fuori dalla corsa alla presidenza, ma su di lui aleggia continuamente l’accostamento a Hugo Chavez e alle sue politiche. Prima del 10 aprile, il premio Nobel per la letteratura, Mario Vargas Llosa, aveva equiparato la scelta tra Humala e Fujimori in un possibile ballottaggio a quella di uomo costretto a scegliere tra l’aids e il cancro. I due populismi, sebbene diametralmente opposti nelle ideologie che li sorreggono, non gioverebbero alla democrazia e questo è sempre stato un punto fermo della visione politica dello scrittore peruviano. A tal proposito, la sua candidatura in occasione delle elezioni del 1990 fu motivata anche dalla necessità di offrire al popolo peruviano un’alternativa al populismo di cui García si era servito durante il suo primo mandato (1985-1990). Nel 2006 fu lo stesso Llosa a cambiare opinione sul massimo esponente dell’APRA quando, in occasione del ballottaggio tra Humala e lo stesso García, manifestò il desiderio di votare per l’ex presidente, giudicato più moderato nelle sue posizioni rispetto a Humala. Adesso, però, la scelta sarà tra Humala e Fujimori, cioè tra un populista di sinistra che dichiara di aver moderato le sue visioni politiche e una populista di destra, figlia di quell’uomo che negli anni Novanta costrinse Vargas Llosa all’esilio. Non sorprende, dunque, che adesso Llosa sostenga, seppur velatamente, Humala.

Il Perù è una tra i paesi dell’America latina con il più alto tasso di crescita del PIL, circa l’8% alla fine del 2010, ed è ricchissimo di risorse naturali quali oro, argento e rame[5]. A ciò si aggiunga anche che, secondo Just the Facts, è il secondo paese di tutto il continente latinoamericano per milioni di dollari ricevuti in aiuti militari dopo la Colombia. Il primo passo da compiere, però, sarà senz’altro quello di riuscire a mantenere un alto livello del PIL ed evitare che le agitazioni dei mercati internazionali a seguito del risultato elettorale del 10 aprile (la Borsa di Lima è caduta del 6%) possano compromettere i progressi finora raggiunti. Una proposta rivolta in tale direzione è stata fatta da Pedro Pablo Kuczynski, il quale si è fatto promotore di un Pacto por el Perù tra tutti i partiti politici che hanno partecipato alle elezioni e contenente sei punti: rispetto della costituzione, lotta contro la corruzione, rifiuto dell’impunità contro coloro che si sono macchiati di crimini contro l’umanità, sostegno incondizionato alla libertà d’espressione e alla salvaguardia dei diritti umani, promozione dello sviluppo economico e, infine, mantenimento di un’economia di mercato mista dove pubblico e privato possano contribuire al miglioramento della qualità della vita dei cittadini peruviani[6].


[1] Dati pubblicati dall’Oficina Nacional de Procesos Electorales (ONPE) e disponibili sul sito http://www.web.onpe.gob.pe/.

[2] Limesonline 07/04/2011, Il Perù al voto, http://temi.repubblica.it/limes/il-peru-al-voto/22349.

[3] Inter Press Service (IPS) 16/12/2010, Wikileaks Cables Reveal Two-Faced Politics by US, http://ipsnews.net/news.asp?idnews=53887

[4] La comunicazione ufficiale del dibattito tra Humala e Fujimori è stata rilasciata dal Jurado Nacional de Elecciones (JNE), il massimo organo responsabile dell’organizzazione delle elezioni in Perù.

[5] Peacereporter 12/04/2011, Perù, presidenziali al ballottaggio. La vittoria del malessere, http://it.peacereporter.net/articolo/27906/Per%F9,+presidenziali+al+ballottaggio.+La+vittoria+del+malessere.

[6] El Peruano 13/04/2011, Plantea Pacto por el Perú,

 http://www.elperuano.com.pe/edicion/noticia.aspx?key=Kj1hXTJrQ+s=.

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