Una nuova Strategic Partnership europea per l’Africa?

di Paola Aguglia

Di fronte alla crisi economica globale in atto i paesi africani hanno dimostrato una migliore resistenza rispetto alle maggiori economie mondiali. Gli elevati tassi di crescita, spesso a due cifre, registrati a partire dal 2008, in confronto al notevole calo di quelli delle maggiori economie occidentali ha addirittura fatto pensare ad una possibile inclusione di alcuni paesi africani all’interno del gruppo BRIC [1].

L’Europa, il principale partner commerciale dell’Africa (ma anche il suo più grande donatore) fino ad oggi, deve però fronteggiare una diminuzione del proprio ruolo, scavalcata dalla crescente presenza di economie emergenti (Cina ed India in primis) sul mercato africano.

Ai due fattori, crescita economica africana e perdita di terreno, o meglio di «mercato», da parte dell’Europa, se ne aggiunge un terzo: il grande potenziale di investimenti che gli Stati africani offrono, soprattutto nel settore delle infrastrutture, dei trasporti e delle telecomunicazioni. L’ONU prevede che nel 2050 il 70% della popolazione mondiale vivrà in agglomerati urbani di enormi dimensioni, molti di questi concentrati nel continente africano[2]. Naturalmente ciò costituisce una grande sfida per il futuro, dal punto di vista economico, politico e sociale. Il fenomeno crescente dell’urbanizzazione e la sua velocità richiedono una strategia di intervento ben pianificata ed in grado di rispondere alle numerose esigenze portate dalle nuove «globalopoli»[3]. Le infrastrutture saranno una delle maggiori esigenze: strade, ferrovie, ma anche ospedali e scuole, saranno i tasselli su cui sviluppare in modo equilibrato le città del futuro. Visto da un altro punto di vista, tale sfida costituisce una grande opportunità di investimento, soprattutto per gli attori privati interessati ad investire in questi settori.

Dunque, crescita economica, nuovi rivali ed opportunità crescenti di investimento sono i tre ingredienti principali di quella che dovrebbe essere la nuova ricetta europea nei confronti dell’Africa.

Dopo il primo summit EU-Africa svoltosi al Cairo nel 2000 ed il G8 di Gleneagles del 2005, il passo verso una reale strategia di cooperazione tra i due continenti è stato compiuto nel 2007 a Lisbona. «L’architrave di questa nuova struttura è l’Africa-EU Strategic Partnership, ispirata ad alcuni principi che sanciscono: l’unità dell’Africa, l’interdipendenza tra Africa ed Europa, la responsabilità condivisa, il rispetto per i diritti umani, i principi democratici, lo stato di diritto e il diritto allo sviluppo»[4]. Le novità apportate da questa strategia sarebbero costituite dall’«accento sul multilateralismo, il rafforzamento delle relazioni tra UE e Unione Africana, il sostegno all’integrazione regionale nel continente, la necessità di inquadrare i rapporti tra Europa e Unione Africana in una cornice di lungo termine»[5]. Tra le otto priorità individuate in questo piano strategico è incluso un intero capitolo di azioni e strumenti riguardanti il «Commercio, l’integrazione regionale e le infrastrutture». Il terzo Summit EU-Africa svoltosi lo scorso novembre in Libia, è servito per tracciare un primo bilancio dell’Africa-EU Strategic Partnership[6].

Il primo Action Plan 2008-2011 è stato marcato da diverse debolezze soprattutto in termini di coerenza e razionalizzazione degli strumenti utilizzati per attuare tale strategia. «L’impatto di questi cambiamenti si stempera a causa della persistenza degli schemi già consolidati nel funzionamento della macchina Europea»[7].  Una delle principali perplessità sollevate riguarda la frammentazioni delle fonti di finanziamento: esistono numerosi strumenti finanziari che spesso fanno capo a diversi programmi con finalità similari, creando inutili sovrapposizioni. Altra debolezza evidenziata riguarda l’organizzazione geografica dei vari strumenti e programmi. Molti programmi di cooperazione, inseriti nell’Africa-EU Strategic Partnership, non si concentrano come dovrebbero sul continente africano ma si rivolgono più generalmente ai paesi ACP (Africa Caraibi Pacifico). I paesi del Nord Africa invece sono inclusi nel piano di partnership strategica tra Europa e Mediterraneo, Euromed. Tutto questo riduce la focalizzazione geografica della strategia e mina l’intenzione di considerare l’Africa un interlocutore unitario. Infine, la maggior parte dei fondi elargiti dall’UE rimane legata alla logica degli aiuti i quali si sono rivelati spesso insoddisfacenti in termini di efficienza, efficacia e produttività.  «L’UE ha monitorato nel corso di 43 missioni circa 408 progetti nel campo delle infrastrutture e servizi (210), infrastrutture economiche (35), settore produttivo (55) e commodity aid (32). Il 66% dei progetti analizzati hanno registrato una perfomance complessiva molto buona o buona, ma qualche problema è stato ancora registrato nella sostenibilità (dove solo il 59% ha avuto le valutazioni più alte); l’efficienza (56%) e l’efficacia (50%).  Il settore più critico si è rivelato quello della produzione, con il 45% di progetti che hanno registrato risultati scadenti»[8].

«Dal punto di vista commerciale, l’Europa punta molto sugli EPA, gli accordi di liberalizzazione reciproca dei mercati che devono sostituire i regimi tariffari agevolati come imposto dalla WTO. Li considera un’occasione per fare del commercio un volano per l’economia africana, obiettivo che le protezioni offerte dalle convenzioni di Lomé non hanno centrato. Ed è pronta ad accompagnare il percorso verso la firma degli EPA con pacchetti di aiuti aid for trade. Il percorso si sta rivelando piuttosto accidentato, ma soprattutto mette in luce ancora una volta la difficoltà di pensare all’Africa come a una realtà unitaria non solo su scala continentale, ma anche regionale. Vista la lunghezza dei negoziati per arrivare alla sigla degli accordi regionali, l’UE ha scelto di firmare molti accordi a interim con singoli stati, rischiando di incrinare le architetture commerciali intra-africane che la stessa Europa ha contribuito a costruire»[9].

Una sincera strategia di cooperazione dovrebbe prevedere un trattamento paritario del partner africano. Diventa necessario prendere coscienza dell’importanza politica ed economica di questo interlocutore.  Il nuovo imperativo dovrebbe essere una strategia di cooperazione economica basata su correttezza e trasparenza, investimenti e scambio commerciale. Se l’Unione Europea vuole realmente conservare la sua preminenza dovrà cominciare a relazionarsi con l’Africa come un reale partner commerciale ed economico piuttosto che come il classico recipiente di aiuti indifferenziati. La domanda nasce spontanea: l’UE è pronta ad affrontare un reale cambiamento di vedute?


[1] International Monetary Found, World Economic Outlook Database, October 2010 Edition, http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2010/02/weodata/index.aspx. Vedi anche J. O’Neil, L’Africa sarà il prossimo BRIC, Il Sole 24 ore, 28 Agosto 2010.

[2] United Nations, Department of Economic and Social Affairs, Population Division. World Urbanization Prospects: the 2009 Revision.

[3] Globalopoli generazione 3.0, Il Sole 24 Ore, 20 Aprile 2010.

[4] Sviluppare le Regioni dell’Africa e dell’Europa, 4a Edizione: Urbanizzazione: sfide ed opportunità. European House-Ambrosetti, 2010, cap.5, p. 220

[5] Ibid, p.249

[6] Tripoli Declaration, 3rd Africa EU Summit, Tripoli, 29/30 Novembre 2010. http://www.africa-eu-partnership.org/sites/default/files/doc_tripoli_declaration_en.pdf

[7] Sviluppare le Regioni dell’Africa e dell’Europa, 4a Edizione: Urbanizzazione: sfide ed opportunità. European House-Ambrosetti, 2010, cap.5, p.249

[8] Sviluppare le Regioni dell’Africa e dell’Europa, 4a Edizione: Urbanizzazione: sfide ed opportunità. European House-Ambrosetti, 2010, cap.5, p.229

[9] Ibid, p. 249.

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