L’immaturità guatemalteca a pochi mesi dalle presidenziali

di Giovanni Piazzese

L’11 settembre 2011 non segnerà solamente l’anniversario, il decimo, dell’attacco terroristico alle Twin Towers di New York. In quella data, infatti, si svolgeranno le elezioni che determineranno il nuovo capo di stato guatemalteco. La tornata elettorale del prossimo settembre si rivelerà ancor più importante se si considera che il suo corretto svolgimento costituirà uno degli ingredienti essenziali per l’avanzamento dell’acerba democrazia del Guatemala. Per anni il paese è stato sottoposto alla marcata presenza dei militari in tutti i principali settori della vita pubblica del paese e ha conosciuto fasi d’inaudita violenza che hanno segnato pesantemente l’esistenza dei suoi cittadini al punto tale da creare un vero e proprio vuoto generazionale, logica conseguenza delle dure repressioni messe in atto a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. La conclusione della lunga guerra civile (1960-1996), il cui ricordo è stato indelebilmente impresso sul quetzal, la moneta nazionale, ha costituito il punto zero da cui il piccolo paese centroamericano ha tentato di ripartire. A turno, ognuno dei quattro presidenti che dal 1996 ad oggi si sono avvicendati hanno avuto notevoli difficoltà nel gestire un paese reso complesso non solo dai pessimi collegamenti presenti all’interno del territorio, con zone che durante la stagione delle piogge rischiano di rimanere isolate, ma anche dal delicato equilibrio demografico che vede ancora una netta prevalenza di indigeni rispetto ai ladinos. A ciò si aggiungano anche i problemi, ormai diventati una priorità a livello nazionale, causati dal traffico di stupefacenti e dalle bande armate, le cosiddette pandillas. Proprio su questi aspetti si è concentrato il mandato del presidente uscente Álvaro Colom, il quale prima del suo insediamento a Città del Guatemala aveva promesso una lotta dura contro i narcos e le molteplici pandillas, vere e proprie detentrici del potere a livello locale.

In occasione delle elezioni di settembre Álvaro Colom, eletto nel 2007 (ma effettivo dal 2008), non si ricandiderà e lascerà che siano in sei a contendersi la carica più alta del paese. I sondaggi rivelano che Otto Pérez Molina, ex militare ed esponente del Partido Patriota (PP) sia in testa con circa il 40% dei consensi, seguito dall’ex moglie di Colom, Sandra Torres (15-20%), aderente all’Unidad Nacional de Esperanza (UNE) e Manuel Baldizòn (5%). Più distanziati gli altri tre, Eduardo Suger, il pastore evangelico Harold Caballeros e Patricia Escobar, moglie dell’ex presidente Arzù.

Seppur sia ancora presto per prospettare scenari futuri, appare evidente che Molina sia il favorito di queste elezioni. Ha fondato nel 2001 il PP, cioè quello che oggi è diventato il secondo partito a livello nazionale, divenendone il leader indiscusso; è il simbolo della politica della mano dura e ha collaborato in qualità di consigliere con l’amministrazione dell’ex presidente Oscar Berger[1]. Inoltre, ha avuto un ruolo chiave negli ultimi anni della guerra civile, presiedendo contestualmente la guardia presidenziale, lo Stato Maggiore Presidenziale e i servizi d’intelligence militari. Sandra Torres, invece, ha divorziato dal marito nel marzo 2011, un’azione che è stata letta da molti come un tentativo di voler aggirare le restrizioni costituzionali in merito ai candidati presidenti appartenenti alla stessa famiglia. Negli ultimi quattro anni la Torres ha guidato il Consejo de Cohesiòn Social, un ufficio interministeriale incaricato di valutare i programmi di welfare attuati dal governo, uno fra tutti il Mi Familia Progresa, attraverso cui vengono destinati mensilmente 40 dollari alle famiglie che vivono in condizioni di estrema povertà. È su argomenti come questi che la Torres ha basato la sua campagna elettorale. Sebbene l’ex moglie del presidente Colom sia considerata un’esperta in campo socio-economico, esistono motivi ragionevoli per credere che ciò non sarà sufficiente per battere Molina.

Innanzitutto esiste un problema di frammentazione e incoerenza all’interno dell’UNE, da cui in realtà non sono esclusi neanche gli altri partiti. Tuttavia è chiaro che per l’UNE questo nervo scoperto mette a dura prova la credibilità di una fazione politica che ambisce a diventare il partito di governo. La compresenza di frammentazione ed incoerenza si è manifestata non appena è stata sancita un’alleanza elettorale tra l’UNE e il GANA (il partito dell’ex presidente Oscar Berger, conservatore e legato fortemente agli interessi dell’élite del paese) in vista delle elezioni di settembre. La domanda, che potrebbe diventare un dilemma qualora la Torres dovesse vincere, è capire come far coesistere in un unico piano di governo riformismo e conservatorismo. In secondo luogo, l’adozione di una politica repressiva nei confronti delle bande armate e dei narcotrafficanti che Molina sostiene a gran voce potrebbe rivelarsi attraente in un paese fortemente danneggiato dall’operato di queste gang. Infine, c’è da rilevare una tendenza che persiste ininterrottamente dal 1996, ovverosia l’elezione a presidente della repubblica di colui che nelle presidenziali immediatamente precedenti era giunto secondo.

È successo a Portillo (secondo nel 1995, ma eletto nel 2000), a Berger (battuto da Portillo nel 2000, ma vittorioso nelle elezioni del 2003) e all’attuale Colom (sconfitto da Berger, ma vincente su Molina nel 2007). Sebbene le necessità del paese siano tante, la futura amministrazione dovrebbe avere tra le priorità assolute della sua agenda di governo la lotta al narcotraffico ed un maggior monitoraggio del territorio che impedisca ai cartelli della droga di poter sfruttare strategicamente il Guatemala come luogo di transito di gran parte della droga destinata al Messico e, dunque, agli Stati Uniti. In passato la droga per il mercato statunitense passava soprattutto per il corridoio caraibico e da lì trasferita direttamente negli Stati Uniti. Tuttavia, con l’aumento dei controlli è stato necessario trasformare il Messico nel crocevia principale del mercato della droga latinoamericano. Nel corso degli ultimi anni, però, i narcos messicani hanno cercato di estendere il proprio controllo al di là dei confini nazionali, aumentando la propria attività anche nel Petén guatemalteco[2]. Secondo quanto riferito dal ministero dell’interno, il valore totale del commercio di droga e armi sul territorio nazionale si aggirerebbe attorno ai 3,5 miliardi di dollari. Una cifra sicuramente importante se si tiene in conto che, in rapporto al PIL del Guatemala del 2010 ($62 miliardi), sarebbe il 5%[3]. Attualmente, il cartello messicano de Las Zetas è quello che più di altri si sta muovendo per assicurarsi zone sicure in Guatemala presso cui far transitare i propri carichi di cocaina e le foreste selvagge del Petén rappresentano sicuramente un corridoio appetibile per i commercianti di droga. Il Petén è una regione che si estende in un’area di circa 5.000 chilometri quadrati e si ritiene che siano solo 250 i soldati incaricati della sua sorveglianza. Tra il 2008 e il 2010, alcune stime indicano un aumento esponenziale del traffico di cocaina in Guatemala, giunto ormai a circa 250 tonnellate (dati del 2009). Durante il mandato del presidente Colom sono state condotte con successo alcune operazioni di lotta al narcotraffico, di cui la più importante rimane senz’altro l’arresto di Waldemar Lorenzana lo scorso aprile nel dipartimento di El Progreso. Nonostante questa cattura sia stata accolta positivamente dagli ufficiali della DEA, che hanno individuato in Lorenzana una figura di collegamento fondamentale tra i produttori di cocaina colombiani e i trafficanti messicani, il problema, l’assenza di un’autorità forte sul territorio, rimane[4].

Oltre al già menzionato anniversario dell’attacco terroristico del 2001 e alle presidenziali del prossimo settembre, il 2011 segna anche il quindicesimo anno dalla fine della guerra civile guatemalteca. In alcuni paesi dell’America Latina le famiglie sono solite festeggiare con un grande evento il quindicesimo compleanno delle proprie figlie. Sebbene oggi si tenda a sfruttare l’occasione principalmente per fare regali, in origine tali festeggiamenti erano motivati dall’avvenuta maturità fisica raggiunta dalle figlie: per tale ragione, dunque, si comunicava la notizia alla collettività attraverso queste feste. Nel caso del Guatemala, tuttavia, pare che per raggiungere tale maturità ci sia ancora parecchio da lavorare.


[1] International Crisis Group “Guatemala’s Elections: Clean Polls, Dirty PoliticsLatin America Briefing n° 24 – 16 June 2011

[2] Si veda l’articolo di Stephen Meiners sul ruolo crescente dell’America centrale nel commercio della droga http://www.stratfor.com/weekly/20090326_central_america_emerging_role_drug_trade

[4] Cfr. Latin America Herald Tribune 27 april 2011 “Dea Leads Drug Raids in Guatemalahttp://www.laht.com/article.asp?ArticleId=339709&CategoryId=23558; Insight 27 April 2011 “Guatemalan Drug Kingpin Arrested with US Assistancehttp://insightcrime.org/insight-latest-news/item/821-guatemalan-drug-kingpin-arrested-with-us-assistance.

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